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COMPOSITORI


La vita

Formatosi all'alba del gusto arcadico, la sua lunga carriera lo porta a raggiungere la piena maturità in un'epoca di grande ricchezza stilistica, in cui la solidità dell'Arcadia si fonde con la nuova eleganza del Rococò e con lo spirito critico dell'Illuminismo.

Nato a Venezia nel 1676, Antonio Pollarolo fu figlio di Carlo Francesco, uno dei più celebri operisti del tempo. Crebbe in un ambiente musicale fertile e fu avviato alla carriera di organista e compositore. Nel 1699 mise in scena la sua prima opera, L’amor generoso, che lo segnalò come giovane di talento.

Dal 1699 al 1746 fu attivo nei teatri veneziani, firmando opere di successo e composizioni sacre. Entrò nella Cappella di San Marco come organista, per poi diventare vice maestro di cappella. Collaborò con librettisti come Apostolo Zeno e Pietro Pariati, contribuendo alla diffusione dello stile operistico veneziano del primo Settecento.

Morì a Venezia nel 1746, lasciando una produzione che, pur meno vasta di quella paterna, testimonia una scrittura elegante e teatrale.

Aneddoto


Figlio d’arte

Antonio seguì le orme del padre Carlo Francesco, raccogliendone l’eredità musicale nei teatri veneziani e nella Cappella marciana.

Le opere

Tra le opere teatrali si ricordano L’amor generoso (1699), Camilla regina de’ Volsci (1706), Il trionfo di Camilla e Meride (1710). Scrisse inoltre cantate e lavori sacri eseguiti a Venezia e a Bologna.

Briciole di storia


Commensale di professione

A Firenze, ai primi del 1700, il Fagiuoli era abbonato ai pranzi dei nobili, che lo invitavano per deliziarsi delle sue risposte frizzanti. Lui arrivava, si sedeva, serviva battute e ottave improvvisate. Il conto lo pagava in spirito, non in fiorini.

Zeus aquila rapisce Ganimede tra nubi e bagliori barocchi.
Ratto di Ganimede (1700), Olio su tela di Anton Domenico Gabbiani, Galleria degli Uffizi, Firenze.
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