La vita
Nato a Parma nel 1880 e attivo tra Firenze, Milano e Roma, Pizzetti attraversa la prima metà del Novecento: dalla stagione post-verista alla ricerca di un nuovo teatro musicale, fra recupero della tradizione italiana antica e linguaggi moderni, fino alle opere degli anni Cinquanta e Sessanta.
Ildebrando Pizzetti (Parma, 20 settembre 1880 – Roma, 13 febbraio 1968) fu compositore, musicologo e critico musicale. Crebbe in un ambiente musicale: il padre Odoardo era insegnante di pianoforte e maestro di coro, e la formazione del figlio unì presto studio, pratica teatrale e curiosità letteraria.
Tra il 1891 e il 1895 frequentò il ginnasio a Reggio Emilia, dove maturò un interesse precoce per la scena, scrivendo anche testi per le rappresentazioni scolastiche. Nel 1896 entrò al Conservatorio di Parma, studiando con Telesforo Righi e Giovanni Tebaldini, che gli trasmise una passione destinata a diventare strutturale: la musica italiana antica, la polifonia rinascimentale e il canto gregoriano.
Diplomato in composizione nel 1901, lavorò al Teatro Regio di Parma e compose le prime prove teatrali, in parte perdute. Nel 1905 vinse un concorso per le musiche di scena della tragedia La nave di Gabriele D’Annunzio: l’incontro segnò l’inizio di un lungo dialogo con la parola poetica e con l’idea di un teatro musicale “alto”, severo, quasi rituale.
La sua carriera didattica e istituzionale fu intensa: dal 1908 insegnò a Firenze (dove fu anche direttore del Conservatorio), nel 1924 divenne direttore del Conservatorio di Milano e dal 1936 tenne il corso di alto perfezionamento in composizione all’Accademia di Santa Cecilia a Roma. Fu un docente influente, richiesto e discusso, e tra gli allievi si ricordano, fra gli altri, Mario Castelnuovo-Tedesco, Nino Rota e Franco Donatoni.
Morì a Roma nel 1968, dopo una lunga stagione romana dedicata al teatro, alla musica strumentale e al lavoro di intellettuale musicale tra stampa, istituzioni e progetti editoriali.
Aneddoto
La “Generazione dell’80”
Respighi, Casella, Malipiero e Pizzetti, nati intorno al 1880, furono letti come una stessa generazione: non un “movimento” compatto, ma un cambio di prospettiva. L’idea comune era semplice e pericolosa: riportare la musica italiana fuori dalla sola logica del palcoscenico verista, senza rinnegare la tradizione.La musica
Pizzetti cercò un teatro musicale diverso dal melodramma ottocentesco e dal Verismo, ma non per negare l’opera: per rifondarne la lingua. Il suo punto di partenza fu italiano, e per certi versi “arcaico”: recitar cantando, polifonia rinascimentale, modalità antiche, canto gregoriano. Da qui nacque una scrittura che privilegia la parola, la declamazione, il ritmo del verso, con un’orchestra spesso pensata come sostegno plastico e morale del dramma, più che come macchina di effetto.
Il primo grande successo fu Fedra (Milano, Teatro alla Scala, 1915), su testo di D’Annunzio: una tragedia sonora con vocalità severa, declamato scolpito, frequenti richiami modali e un coro che assume funzione di commento collettivo, quasi “greco”, spesso staccato dall’azione. L’estetica è asciutta e intensa: meno cromatismo postwagneriano, più verticalità e controllo.
Negli anni Venti e Trenta Pizzetti sviluppò una drammaturgia personale in cui la tradizione antica viene “ri-orchestrata” in stile moderno. Debora e Jaele (1922) è spesso considerata uno dei suoi vertici, e dopo questa fase Pizzetti scrisse sempre più spesso i libretti in proprio, controllando parola, ritmo e struttura narrativa.
Accanto al teatro, coltivò musica strumentale e cameristica (quartetti, trii, sonate), oltre a lavori sinfonici e concertanti. Non mancano esperienze legate al cinema e alla radio: dalla Sinfonia del Fuoco per Cabiria (1913) alle opere radiofoniche del dopoguerra, fino a titoli tardi come Assassinio nella cattedrale (1958), che accentua l’idea di sacra rappresentazione e la dimensione etica e simbolica del teatro.
Le opere
Teatro musicale. Fedra (1915), Debora e Jaele (1922), Fra Gherardo (1928), Lo straniero (1930), Orseolo (1935), L’oro (1947), Vanna Lupa (1949), Ifigenia (1950), Cagliostro (1952), La figlia di Iorio (1954), Assassinio nella cattedrale (1958), Il calzare d’argento (1961), Clitennestra (1965).
Musica sinfonica e concertante. La Pisanella, Concerto dell’estate, Rondò veneziano, Sinfonia in la, concerti per violino, violoncello e arpa, e altre pagine orchestrali del periodo romano.
Musica da camera. Due quartetti per archi, trii con pianoforte, sonate per violino e per violoncello, oltre a pagine liriche e notturni di impianto sobrio e meditativo.
Musica vocale e sacra. Cantate e liriche, e soprattutto la Missa di Requiem per sole voci (1922–23), dove il modello polifonico rinascimentale dialoga con un senso moderno del colore armonico.
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