La vita
Formatosi nella fase di transizione tra il Tardo Barocco e la nascente Arcadia, la sua maturità artistica di celebre cantante e didatta si esprime pienamente nel nuovo stile arcadico.
Nato a Palermo nel 1659, Francesco Antonio Pistocchi, detto Pistocchino, mostrò precocissimo talento. A otto anni pubblicò i Capricci puerili per clavicembalo e altri strumenti. Nel 1670 fu cantore a Bologna nella Basilica di San Petronio e nel 1675 debuttò a Ferrara come cantante lirico.
Tra il 1686 e il 1695 fu cantore alla corte di Parma, collaborando con Giuseppe Corsi. Successivamente lavorò come maestro di cappella ad Ansbach e a Vienna. Dopo il 1700 rientrò a Bologna, dove fondò una rinomata scuola di canto che divenne punto di riferimento europeo. Nel 1702 Ferdinando de’ Medici lo nominò “virtuoso di camera e di cappella”.
Compositore fertile, scrisse opere teatrali, oratori, musica sacra, arie e cantate. La sua scrittura mostra fantasia, ricchezza melodica e abilità contrappuntistica. Morì a Bologna nel 1726.
Aneddoto
Il soprannome di Pistocchino
Per la voce chiara e squillante, fin da bambino fu chiamato “Pistocchino”, nome che lo accompagnò per tutta la carriera.Le opere
Tra le opere teatrali: Il Leandro (Venezia, 1679), Il Narciso (Ansbach, 1697), Le pazzie d’amore e dell’interesse (Ansbach, 1699), Le risa di Democrito (Vienna, 1700), La pace tra l’armi (Ansbach, 1700), I rivali generosi (Reggio Emilia, 1710, con Monari e Capelli). Compose anche oratori, cantate e musica sacra, oltre a raccolte di arie e brani strumentali.
Briciole di storia
della medicina