Salta al contenuto
COMPOSITORI


La vita

Formatosi nel pieno del Romanticismo risorgimentale, la sua lunga carriera lo porta a raggiungere la piena maturità artistica nel periodo del Realismo post-unitario.

Nato a Crema nel 1830, Vincenzo Antonio Petrali si formò come organista e compositore, divenendo presto una delle figure di riferimento della musica sacra e strumentale italiana dell’Ottocento. Fu organista al Duomo di Cremona, alla Basilica di Santa Maria Maggiore a Bergamo, maestro di cappella del Duomo di Brescia e del Duomo di Crema, oltre che docente al Liceo Musicale di Pesaro.

La sua parabola artistica si colloca in un periodo di transizione per la musica d’organo italiana: da un lato la tradizione sinfonico-teatrale, dall’altro il nascente Movimento Ceciliano, del quale fu tra i più tenaci assertori. Pur vivendo in un contesto contraddittorio, tentò di conciliare il rispetto della tradizione organaria italiana con un ideale di riforma della musica sacra.

Morì a Bergamo nel 1889, lasciando una vasta produzione che testimonia la sua importanza come riformatore e pedagogo.

Aneddoto


Un insegnante instancabile

Al Liceo Musicale di Pesaro formò generazioni di organisti, trasmettendo il rigore dello studio tecnico insieme a una visione ideale della musica sacra.

Le opere

Petrali scrisse moltissima musica per organo, gran parte della quale pubblicata già in vita. Tra i titoli spiccano la Messa solenne in fa maggiore per organo solo e gli Studi per l’organo moderno, articolati in tre libri. Compose inoltre esempi musicali per il trattato Norme generali sul modo di trattare l’organo moderno di Giambattista Castelli (Milano, 1862). La sua produzione unisce profondità contrappuntistica e sensibilità melodica, collocandosi tra le più rappresentative della scuola organistica italiana ottocentesca.

Briciole di storia

Opera fondamentale dei Macchiaioli che raffigura una scena di vita quotidiana in un sobborgo ligure, con un merciaio ambulante circondato da donne e bambini.
Il merciaio di La Spezia (1859), Olio su tela di Telemaco Signorini, Collezione privata.
Pubblico dominio