La vita
La sua intera carriera, dalla formazione alla prematura scomparsa, si colloca interamente nella prima e più innovativa fase del Barocco.
Martino Pesenti nacque a Venezia intorno al 1600. Fu attivo come organista e compositore, legandosi alla vivace vita musicale della città. Cieco fin dall’infanzia, riuscì tuttavia a emergere come musicista di talento, grazie a una notevole abilità tecnica e creativa.
Fu autore di madrigali e canzonette, ma soprattutto di musica per tastiera, che rappresenta il nucleo più importante della sua produzione. Pubblicò varie raccolte di madrigali a cinque voci e si fece apprezzare per l’eleganza del contrappunto e per la ricchezza melodica.
La sua attività si protrasse almeno fino al 1648. Le sue opere testimoniano la vitalità della scuola veneziana del Seicento e la capacità di un musicista non vedente di affermarsi nel panorama artistico.
Aneddoto
Il musicista cieco
Nonostante la cecità infantile, Pesenti si fece strada come organista e compositore, diventando un esempio di forza e dedizione alla musica.Le opere
Pesenti pubblicò raccolte di madrigali, canzonette e opere per tastiera. Tra i titoli noti figurano Madrigali a cinque voci e diverse canzonette polifoniche. La sua musica per organo e clavicembalo rivela una scrittura raffinata, che unisce eleganza veneziana e sperimentazione armonica.
Briciole di storia
L'amore eterno portato in un feretro
In Persia, Pietro Della Valle si innamorò e sposò nel 1622 una bellissima donna assira di nome Sitti Maani. Il loro fu un amore profondo, ma tragicamente breve, perché la giovane morì durante il viaggio di ritorno verso l'India. Distrutto dal dolore, Pietro si rifiutò di separarsi da lei, fece imbalsamare il corpo della moglie e, per i successivi quattro anni, continuò i suoi viaggi avventurosi attraverso l'Asia portando sempre con sé il feretro dell'amata. Quando finalmente tornò a Roma nel 1626, celebrò un funerale grandioso, degno d'una regina, seppellendo Sitti Maani nella tomba di famiglia nella basilica di Santa Maria in Aracoeli, compiendo così l'ultimo, struggente atto d'amore.
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