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COMPOSITORI


La vita

Formatosi nel pieno dell'Arcadia, la sua maturità artistica si esprime in un contesto di grande ricchezza stilistica, in cui la solida struttura arcadica si confronta e si fonde con l'eleganza del Rococò e con le nuove idee dell'Illuminismo.

Nato a Venezia nel 1704, Pescetti studiò con Antonio Lotti e condivise la formazione con Baldassarre Galuppi. Esordì come operista con Nerone detronato (1725) al Teatro San Salvatore, continuando a comporre drammi per musica fino al 1732.

Dal 1736 si trasferì a Londra, dove divenne clavicembalista e direttore dell’Opera della Nobiltà, succedendo a Nicola Porpora. Qui lavorò soprattutto a pasticci e opere collettive. La ribellione giacobita del 1745 costrinse molti musicisti italiani a lasciare l’Inghilterra e Pescetti tornò a Venezia nel 1747, riprendendo la produzione operistica. Nel 1762 fu nominato secondo organista della Basilica di San Marco.

Fu maestro di Antonio Salieri e Josef Mysliveček, trasmettendo alle nuove generazioni la tradizione veneziana. Morì nella città natale nel 1766.

Aneddoto


Maestro di futuri protagonisti

Tra i suoi allievi figurano Antonio Salieri e Josef Mysliveček, che ne ricordarono sempre con gratitudine l’insegnamento.

Le opere

Compose opere teatrali come Nerone detronato (1725), Il prototipo (1726), La cantatrice (1727), Gli odii delusi dal sangue (1728), Dorinda (1729, in collaborazione con Galuppi), I tre difensori della patria (1729), Siroe, re di Persia (1731, con Galuppi), Alessandro nelle Indie (1732). Importanti anche le sue Sonate per clavicembalo, che uniscono eleganza melodica e chiarezza formale.

Briciole di storia


I vizi degli italiani

In pieno Settecento, Pietro Calepio scrisse una Lettera sui costumi italiani che fu tradotta in francese e pubblicata nel 1728 sulla prestigiosa Bibliothèque Italique. In questo testo, che divenne molto noto, Calepio non si limitava a descrivere l'Italia in generale, ma denunciava con chiarezza e sincerità diversi vizi della società italiana. Tra le sue critiche più aspre vi fu il mal funzionamento degli istituti scolastici e, in particolare, l'ozio in cui viveva la maggior parte della nobiltà, ritenuto causa della sua dissolutezza. Denunciò anche la scarsa considerazione data al ruolo femminile.

Una tipica veduta di Venezia, che mostra il Canal Grande nelle vicinanze del ponte di Rialto, solcato dalle gondole.
Il Canal Grande dalle prossimità del ponte di Rialto verso nord (1725), Olio su tela di Canaletto (Giovanni Antonio Canal), Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, Torino.
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