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COMPOSITORI


La vita

Formatosi nel pieno del Romanticismo, la sua lunga carriera lo porta a raggiungere la piena maturità artistica nel periodo del Realismo post-unitario, estendendosi fino all'epoca del Decadentismo.

Giuseppe Perrotta nacque a Catania nel 1843. Laureatosi giovanissimo in giurisprudenza, scelse di dedicarsi alla musica, rifiutando la carriera forense del padre. La sua formazione da autodidatta si arricchì presto di esperienze dirette con i principali ambienti musicali della città.

Esordì nel 1876 con un Album vocale da camera, che suscitò l’entusiasmo della critica per la raffinatezza della scrittura. Seguirono raccolte di fughe e altri lavori pianistici che confermarono il suo talento. Compose un poema sinfonico intitolato Cavalleria Rusticana, ispirato alla novella di Giovanni Verga e antecedente alla celebre opera di Mascagni. Il lavoro, articolato in due parti, impressionò per intensità drammatica.

Negli anni successivi scrisse melodrammi come Bianca di Lara, Il Conte Janno, Il Trionfo di Amore e Il Piffero di Montagna, su testi di librettisti come Stefano Interdonato e Ugo Fleres. Fu autore anche di pagine cameristiche e vocali, oltre a numerosi brani per pianoforte.

Morì nella sua città natale nel 1910, ricevendo solenni onoranze al Teatro Massimo Bellini, segno della stima profonda che Catania nutriva per il suo compositore.

Aneddoto


Una “Cavalleria” prima di Mascagni

Il poema sinfonico Cavalleria Rusticana di Perrotta anticipò di anni l’opera omonima di Mascagni, suscitando curiosità tra gli studiosi e dimostrando la modernità del suo linguaggio.

Le opere

Tra le opere principali figurano: il poema sinfonico Cavalleria Rusticana; i melodrammi Bianca di Lara, Il Conte Janno, Il Trionfo di Amore e Il Piffero di Montagna. Compose inoltre raccolte vocali come l’Album vocale da camera (1876) e l’Album di tre fughe (1878), oltre a numerosi brani pianistici (preludi, minuetti, fughe). Alcuni lavori furono pubblicati da editori come Ricordi, Lucca e Tedeschi.

Briciole di storia


Alla scoperta della montagna italiana

Il 23 ottobre 1863, al Castello del Valentino di Torino, un gruppo di alpinisti e scienziati, guidati dal Ministro delle Finanze Quintino Sella, fondò il Club Alpino Italiano (CAI). L'idea era nata pochi mesi prima, durante un'ascensione sul Monviso. L'obiettivo era promuovere la conoscenza e l'esplorazione delle Alpi, che fino ad allora erano state dominio quasi esclusivo degli alpinisti inglesi. Il CAI non fu solo un'associazione sportiva, ma un potente strumento di unificazione culturale: attraverso la costruzione di rifugi, la pubblicazione di guide e lo studio del territorio, contribuì a creare un sentimento nazionale e a far scoprire agli italiani un patrimonio naturale immenso che sentivano, per la prima volta, veramente loro.

Capolavoro della pittura macchiaiola che raffigura un sereno momento di vita borghese, con un gruppo di donne che conversano all'ombra di un pergolato in attesa del caffè.
Il pergolato (1868), Olio su tela di Silvestro Lega, Pinacoteca di Brera, Milano.
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