La vita
Formatosi nel pieno del Romanticismo maturo, la sua carriera lo porta a raggiungere la piena maturità artistica nel periodo del Realismo post-unitario, estendendosi fino all'epoca del Decadentismo.
Alessandro Peroni nacque nel 1844. Dedicò la sua vita alla musica, alternando la carriera di compositore a quella di direttore d’orchestra. Fu attivo soprattutto nella seconda metà dell’Ottocento, periodo in cui la musica sinfonica e cameristica si andava diffondendo nei teatri e nelle società concertistiche italiane ed europee.
La sua opera, improntata a un linguaggio vicino al romanticismo, riflette il gusto dell’epoca per il colore orchestrale e la ricerca di un’intensità lirica. Fu attivo anche come direttore, dando vita a stagioni sinfoniche che permisero di far conoscere al pubblico pagine nuove e repertori classici. Morì nel 1914, lasciando una produzione ancora poco conosciuta ma degna di riscoperta.
Aneddoto
Un direttore appassionato
Colpiva i contemporanei per la passione con cui dirigeva: molti ricordavano l’energia con cui guidava l’orchestra, quasi fosse parte integrante dello strumento musicale.Le opere
La produzione di Peroni comprende lavori orchestrali, pagine sinfoniche e brani cameristici, che rivelano la sua vocazione lirica. I titoli specifici sono oggi meno noti, ma la sua musica ebbe diffusione nei contesti concertistici italiani ed europei tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento.
Briciole di storia
Una scelta sofferta
Il 3 febbraio 1865, Firenze divenne ufficialmente la capitale del Regno d'Italia, subentrando a Torino. La scelta non fu indolore, perché l'anno prima l'annuncio del trasferimento aveva provocato a Torino violente proteste, represse nel sangue con decine di morti. Per i fiorentini, l'arrivo del Re e del governo significò vedere la propria città, culla del Rinascimento, trasformata in una moderna capitale europea. Iniziarono imponenti lavori urbanistici, come l'abbattimento delle antiche mura per far posto ai viali di circonvallazione, secondo il piano dell'architetto Giuseppe Poggi. Firenze doveva essere una capitale temporanea, un passo intermedio sulla via di Roma, ma in quei cinque anni il suo volto cambiò per sempre.
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