La vita
La sua formazione si colloca nel periodo del Realismo post-unitario, mentre la sua lunga carriera lo porta a raggiungere la piena maturità in un'epoca di avanguardie, in cui convivono l'estetismo del Decadentismo, le suggestioni del Simbolismo e la rottura radicale del Futurismo.
Vittorio Pepe, nato a Pescara il 23 luglio 1863, studiò pianoforte al Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli, diplomandosi nel 1885. Fu introdotto da Gabriele D’Annunzio nel cenacolo del Convento Michetti di Francavilla al Mare, dove frequentò artisti come Francesco Paolo Michetti e Francesco Paolo Tosti. D’Annunzio lo definì “meraviglioso cembalista” e lo propose alla guida della corporazione musicale “Luisa D’Annunzio”.
Collaborò con le case editrici Ricordi, Sonzogno, Pigna e Carisch. La sua fama raggiunse l’apice tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, quando ricevette le onorificenze di Cavaliere della Corona d’Italia e, nel 1924, di Commendatore. Tornato in Abruzzo, diresse la banda musicale di Pescara dal 1888 al 1893 e insegnò musica in istituti di Pescara e Chieti.
Morì l’8 dicembre 1943 a Pescara, durante un bombardamento che distrusse anche la sua abitazione e gran parte del suo archivio musicale. È ricordato come lo “Strauss d’Abruzzo” per la sua produzione di valzer e danze brillanti.
Aneddoto
Lo Strauss d’Abruzzo
La definizione di “Strauss d’Abruzzo” gli fu attribuita dai contemporanei per la raffinatezza dei suoi valzer, capaci di evocare l’eleganza dei salotti viennesi pur con colori italiani.Le opere
Tra i suoi lavori figurano Abruzzo forte e gentile (valzer), Défilé alla pineta (marcia), Mergellina (valzer), Pescara (mazurca), Posillipo (valzer), La polka del Fezio, Zingaresca per pianoforte, Il trittico dei balli nuovi (fox-trot, boston, one-step), oltre a numerose romanze come Abbandono, Chiamatelo destino, Fiori di arancio, Te sola e Vieni…. Scrisse anche Canto di Natale, detto Il Natale abruzzese, e il tango La musica del parrozzo.
Briciole di storia
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