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COMPOSITORI


La vita

La sua formazione avviene in un fertile crocevia culturale in cui si intersecano Arcadia, Rococò e Illuminismo, mentre la sua lunga carriera lo porta a raggiungere la maturità in un'epoca in cui, accanto allo stile rococò e al pensiero illuminista, si affermano i nuovi e più severi ideali del Neoclassicismo.

Pietro Domenico Paradies nacque a Napoli nel 1707 e si formò nella vivace scuola musicale partenopea, distinguendosi ben presto come clavicembalista e compositore. La sua carriera si svolse tra l’Italia e l’Inghilterra, dove trovò grande accoglienza. A Londra trascorse diversi anni, facendo conoscere la tradizione napoletana e imponendosi come insegnante e interprete apprezzato.

Fu autore di sonate per tastiera che conobbero una diffusione notevole e vennero ammirate per l’eleganza e la chiarezza formale. Le sue pagine, caratterizzate da un lirismo cantabile e da uno stile equilibrato, influenzarono la letteratura clavicembalistica europea della metà del Settecento. Parallelamente si dedicò al teatro musicale, componendo opere rappresentate sia in Italia che in Inghilterra, e alla musica sacra.

Negli ultimi anni si stabilì a Venezia, dove morì il 25 agosto 1791, lasciando un’eredità musicale che ancora oggi si riconosce soprattutto nelle sue sonate per clavicembalo.

Aneddoto


Una sonata celebre

La sua Sonata in la maggiore divenne così popolare che fu a lungo eseguita e trascritta in tutta Europa, tanto da essere considerata un vero modello dello stile italiano per tastiera.

Le opere

La produzione di Paradies comprende sonate per clavicembalo, opere teatrali e lavori sacri. Tra i titoli operistici figurano Il Decreto del Cielo e Fetonte, rappresentati a Venezia, oltre a Artaserse e Lucio Vero, eseguiti a Londra. La sua raccolta più nota è quella delle dodici Sonate per clavicembalo pubblicate nel 1754, che conobbero grande fortuna editoriale.

Briciole di storia


Per non dimenticare

Mentre la grande storia d'Italia veniva scritta dai potenti, nelle province la memoria locale rischiava di andare perduta. Se ne accorse il più grande storico italiano dell'epoca, Ludovico Antonio Muratori, che nel 1732 cercava cronache inedite per la sua opera. A chi rivolgersi per l'Abruzzo? Gli fu indicato un erudito aquilano, Anton Ludovico Antinori. E così, per cinque anni, Antinori si immerse negli archivi, dissotterrò pergamene dimenticate e ricopiò pazientemente le antiche cronache della sua terra, inviandole al Muratori. Quest'ultimo, colpito da quella mole di lavoro, lo elogiò pubblicamente. Fu da allora che nacque in Antinori la vocazione di una vita, quella di dedicarsi anima e corpo alla storia della sua regione, un lavoro che culminò nei monumentali Annali degli Abruzzi, un'opera immensa che salvò dall'oblio secoli di storia.

Scena di vita quotidiana in Campo San Vidal a Venezia, con una bottega di scalpellini allestita per il restauro della vicina chiesa.
Il Cortile dello scalpellino (1727), Olio su tela di Canaletto (Giovanni Antonio Canal), National Gallery, Londra.
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