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COMPOSITORI


La vita

La sua intera parabola creativa, dalla formazione alla piena maturità, si svolge coerentemente all'interno del grande alveo del Romanticismo italiano, spingendosi fino alle soglie del Realismo post-unitario.

Salvatore Pappalardo nacque a Catania il 21 gennaio 1817 da Ignazio e Caterina Corsaro. Iniziò gli studi musicali nella sua città per poi trasferirsi al Conservatorio di Palermo, dove ebbe come maestro Pietro Raimondi. Successivamente entrò in contatto con Gaetano Ciandelli, violoncellista e didatta, che ne orientò la carriera e lo considerò uno dei suoi allievi prediletti.

Nel 1845 Pappalardo si stabilì a Napoli, dove ottenne il titolo di Compositore di Camera del conte di Siracusa, Leopoldo di Borbone. Qui insegnò contrappunto presso il Real Albergo dei Poveri, incarico che mantenne fino alla morte. La sua produzione musicale fu varia, comprendendo opere teatrali, musica sacra, brani cameristici e melodie per canto e pianoforte.

La musica da camera e le melodie per voce, pianoforte e quartetto d’archi furono particolarmente apprezzate in Germania, dove vennero spesso eseguite. Pappalardo fu inoltre stimato didatta: tra i suoi allievi si annoverano Giuseppe Martucci, Francesco Cilea, Pietro Platania, Vincenzo Valente, Giuseppe Cotrufo e Teodoro Cottrau, segno del suo influsso duraturo sulla scuola musicale meridionale.

Aneddoto


Un maestro di futuri protagonisti

Tra gli allievi di Pappalardo figurava un giovanissimo Giuseppe Martucci, che ricordava con riconoscenza la severità e la chiarezza degli insegnamenti ricevuti.

Le opere

La produzione teatrale di Pappalardo ebbe inizio con Francesca da Rimini (1844) e proseguì con Il corsaro (Napoli, 1846), La figlia del Doge (Catania, 1855), L’atrabiliare (Napoli, 1856), Mirinda (Teatro San Carlo di Napoli, 1860), Gustavo Wasa (Napoli, 1865) e Le diavolesse (Napoli, 1878). Compose inoltre Le due ambasciatrici, rimasta inedita.

Accanto al teatro, si dedicò alla musica sacra e da camera. Le sue melodie e i quartetti per archi e pianoforte vennero eseguiti anche fuori d’Italia, mentre molte sue composizioni religiose furono destinate alle istituzioni napoletane. Le opere vocali e cameristiche di Pappalardo restano un capitolo significativo della produzione musicale italiana del XIX secolo.

Briciole di storia


Il primo Congresso degli Scienziati Italiani

A Pisa, con il permesso del Granduca di Toscana Leopoldo II, si tenne nel 1841 il Primo Congresso degli Scienziati Italiani. Benché ufficialmente un convegno scientifico, l'evento assunse un enorme significato politico e patriottico. Per la prima volta dopo secoli, intellettuali e accademici provenienti dai diversi Stati in cui era divisa la penisola, ad eccezione di quelli dello Stato Pontificio, a cui il Papa vietò di partecipare, si incontravano liberamente per discutere. L'incontro divenne un simbolo: la comune appartenenza alla cultura e alla scienza italiana era un'anticipazione di quella unità politica che i patrioti sognavano, mostrando che, al di là dei confini, esisteva già una nazione.

Grandiosa tela storica del Romanticismo italiano, che usa un episodio medievale come potente allegoria delle lotte per l'indipendenza del Risorgimento.
I Vespri Siciliani (1846), Olio su tela di Francesco Hayez, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, Roma.
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