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COMPOSITORI


La vita

La sua formazione avviene in un'epoca ricca di stimoli, in cui convivono lo stile galante del Rococò e le istanze riformatrici dell'Illuminismo, mentre la sua piena maturità si colloca saldamente nel periodo del Neoclassicismo.

Giovanni Paisiello nacque a Taranto nel 1740 e a soli dieci anni entrò nel Conservatorio di Sant’Onofrio a Napoli, dove studiò canto e composizione sotto la guida di Francesco Durante e altri maestri della scuola napoletana. Dotato di talento precoce, si affermò ben presto come autore di intermezzi e opere comiche destinate ai teatri cittadini. La sua prima opera, La moglie in calzoncini, andò in scena nel 1764 a Bologna.

Negli anni Sessanta e Settanta la sua carriera crebbe rapidamente: i suoi lavori furono rappresentati a Roma, Venezia e Firenze, e nel 1769 il successo di L’idolo cinese a Napoli gli valse l’invito a San Pietroburgo. Caterina II lo nominò maestro di cappella della corte imperiale russa, dove rimase dal 1776 al 1784, componendo opere e musica sacra per le funzioni solenni della corte. Qui mise in scena opere come Nettuno ed Egle e consolidò la sua fama internazionale.

Rientrato a Napoli nel 1784, Paisiello divenne maestro della cappella reale borbonica e insegnante stimato. Nel 1789 compose Nina, o sia la pazza per amore, una delle sue opere più celebri, rappresentata con enorme successo a Caserta e poi in tutta Europa. Con La Molinara (1790), altra commedia brillante, conquistò definitivamente il pubblico europeo: l’aria “Nel cor più non mi sento” divenne celeberrima, al punto da essere variata da Beethoven, Hummel e persino Paganini.

La sua carriera lo portò anche a Parigi: nel 1802 Napoleone Bonaparte lo volle come maestro della cappella delle Tuileries, affidandogli l’incarico di comporre inni e musica celebrativa. Paisiello scrisse il Te Deum per l’incoronazione imperiale del 1804 e vari pezzi ufficiali, ma tornò a Napoli dopo pochi anni, preferendo la stabilità partenopea. Nonostante la gloria, gli ultimi anni furono offuscati dalla crisi politica del Regno di Napoli e dalla sua salute precaria. Morì nel 1816, onorato come uno dei più grandi musicisti italiani del secolo.

Il suo catalogo comprende circa 94 opere teatrali, numerose messe, inni, cantate e lavori strumentali. Paisiello seppe conciliare la tradizione napoletana con uno stile melodico di straordinaria immediatezza, influenzando profondamente Rossini e l’opera europea tra Sette e Ottocento.

Aneddoto


Paisiello e Napoleone

Quando Napoleone lo nominò maestro della cappella delle Tuileries, Paisiello compose un Te Deum per la cerimonia dell’incoronazione del 1804, ricevendo dal futuro imperatore grandi onori e ricompense.

Le opere

Il catalogo teatrale di Paisiello è vastissimo, con oltre 90 opere rappresentate nei maggiori teatri d’Europa. Tra i titoli più significativi:

- La moglie in calzoncini (1764, Bologna) - L’idolo cinese (1767, Napoli) - Il duello (1774, Napoli) - Nettuno ed Egle (1775, San Pietroburgo) - Il barbiere di Siviglia (1782, San Pietroburgo, su libretto di Sterbini, lo stesso poi musicato da Rossini) - Nina, o sia la pazza per amore (1789, Caserta) - La Molinara (1790, Napoli) - I filosofi immaginari (1791, Napoli) - Elfrida (1792, Napoli) - Elvira (1794, Napoli) - Proserpine (1803, Parigi)

Oltre al teatro, Paisiello compose musica sacra (messe, salmi, un Te Deum, inni patriottici), cantate celebrative e musica strumentale. Tra le sue pagine più conosciute figura l’aria “Nel cor più non mi sento” da La Molinara, divenuta un tema di variazioni per Beethoven, Hummel, Paganini e altri grandi musicisti.

Briciole di storia

Ampia e luminosa veduta del Canale della Giudecca a Venezia, con la riva delle Zattere animata da figure e imbarcazioni.
Veduta del Canale della Giudecca con le zattere (1761), Olio su tela di Francesco Guardi, Gemäldegalerie, Berlino.
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