La vita
Formatosi all'alba del gusto arcadico, la sua lunga e prolifica carriera lo porta a raggiungere la piena maturità in un'epoca di grande ricchezza stilistica, in cui la solidità dell'Arcadia si fonde con la nuova eleganza del Rococò e con lo spirito critico dell'Illuminismo.
Nato a Firenze nel 1676, Giuseppe Maria Orlandini ricevette la prima formazione musicale con Domenico Scorpione. La sua carriera iniziò nel 1694 con l’oratorio Il martirio di san Sebastiano. Presto ottenne incarichi prestigiosi come maestro di cappella del principe Giovanni Gastone de’ Medici, futuro granduca di Toscana.
Dal 1717 al 1731 visse un periodo di intensa attività a Bologna, dove entrò a far parte dell’Accademia Filarmonica. Parallelamente mantenne rapporti con Firenze, dove nel 1723 fu confermato maestro di cappella della corte medicea. Nel 1732 divenne direttore della cappella del Duomo di Firenze, un incarico di grande prestigio che consolidò la sua reputazione.
Il suo nome è legato soprattutto al Teatro della Pergola di Firenze, per il quale curò le musiche di numerose stagioni sotto la direzione dell’impresario Luca Casimiro degli Albizzi. Fu anche egli stesso impresario in alcuni periodi, dimostrando abilità non solo musicale ma anche gestionale.
La sua fama superò i confini italiani: le sue opere furono rappresentate in tutta Europa, e i contemporanei lo considerarono uno dei maggiori operisti del tempo. Padre Martini, Jean-Benjamin de La Borde e Charles Burney lo lodarono per la maestria nella scrittura drammatica e negli intermezzi comici. Fu anche citato, con ironia, da Benedetto Marcello nel pamphlet Il teatro alla moda come “Orlando”.
Aneddoto
Tra satira e gloria
Benedetto Marcello lo caricaturò nel celebre pamphlet Il teatro alla moda, ma ciò non fece che confermare la sua fama: Orlandini era talmente noto da diventare bersaglio delle satire.Le opere
La produzione di Orlandini comprende numerose opere serie, intermezzi e oratori. Tra le più celebri si annoverano Bacocco e Serpilla (1715, Verona), intermezzo che divenne popolarissimo, e la tragedia Antigona (1718, Venezia). Scrisse anche l’oratorio La Costanza trionfante nel martirio di Santa Lucia, molto apprezzato dal pubblico.
Altre opere significative includono: Artaserse (1706, Livorno, libretto di Pariati e Zeno), L’amor generoso (1708, Firenze, libretto di Zeno), L’odio e l’amore (1709, Genova), La Merope (1717, Bologna), Lucio Papirio (1717, Napoli), Ifigenia in Tauride (1719, Venezia), Ormisda (1722, Bologna), Alessandro Severo (1723, Milano), Il Temistocle (1737, Firenze) e L’Olimpiade (1737, Firenze, su libretto di Metastasio).
Compose anche numerosi intermezzi comici ispirati a Molière, come L’artigiano gentiluomo e Il malato immaginario, adattando testi francesi al gusto italiano. La sua capacità di fondere comicità e musicalità ne fece un autore apprezzatissimo.
Briciole di storia
Commensale di professione
A Firenze, ai primi del 1700, il Fagiuoli era abbonato ai pranzi dei nobili, che lo invitavano per deliziarsi delle sue risposte frizzanti. Lui arrivava, si sedeva, serviva battute e ottave improvvisate. Il conto lo pagava in spirito, non in fiorini.
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