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COMPOSITORI


La vita

La sua breve carriera, dalla formazione alla prematura scomparsa, si colloca interamente nel primo Settecento, in un contesto in cui la solida struttura dell'Arcadia si fonde con la nuova eleganza del Rococò e le prime idee dell'Illuminismo.

Antonio Orefice nacque a Napoli intorno al 1708 e sviluppò la sua attività musicale nei vivaci teatri della città. È ricordato soprattutto per essere stato tra i primi a portare sulle scene napoletane libretti di Carlo Goldoni, inaugurando un connubio che avrebbe segnato la storia dell’opera buffa italiana.

La sua carriera si svolse tra il 1726 e il 1735, periodo nel quale compose sia opere buffe che serie, dimostrando versatilità e capacità di adattarsi ai gusti del pubblico. Le sue produzioni vennero rappresentate in teatri importanti come il Teatro Nuovo e il Teatro dei Fiorentini.

Morì giovane, attorno al 1735, lasciando un corpus limitato ma significativo per la storia del teatro musicale napoletano.

Aneddoto


Un pioniere goldoniano

Fu tra i primissimi musicisti a tradurre in musica i testi teatrali di Goldoni, anticipando il successo che il librettista veneziano avrebbe conosciuto con altri compositori.

Le opere

Tra le opere attribuite a Orefice figurano Il finto Turco (1726), Il giuocatore (1729), Il barone di Rocca Antica (1731), oltre a lavori su libretti di Goldoni come Il curioso indiscreto. La sua musica, leggera e brillante, si inserisce nel filone dell’opera buffa napoletana, con numeri rapidi e dialoghi vivaci.

Briciole di storia


I vizi degli italiani

In pieno Settecento, Pietro Calepio scrisse una Lettera sui costumi italiani che fu tradotta in francese e pubblicata nel 1728 sulla prestigiosa Bibliothèque Italique. In questo testo, che divenne molto noto, Calepio non si limitava a descrivere l'Italia in generale, ma denunciava con chiarezza e sincerità diversi vizi della società italiana. Tra le sue critiche più aspre vi fu il mal funzionamento degli istituti scolastici e, in particolare, l'ozio in cui viveva la maggior parte della nobiltà, ritenuto causa della sua dissolutezza. Denunciò anche la scarsa considerazione data al ruolo femminile.

Il Bucintoro, galea riccamente decorata, è ormeggiato al molo di fronte a Palazzo Ducale, circondato da una folla di imbarcazioni, in occasione della festa dell'Ascensione.
Il Bucintoro al molo nel giorno dell'Ascensione (1730), Olio su tela di Canaletto (Giovanni Antonio Canal), Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, Torino.
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