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COMPOSITORI


La vita

La sua formazione si colloca nel periodo del Realismo post-unitario, mentre la sua lunga carriera lo porta a raggiungere la piena maturità in un'epoca di avanguardie, in cui convivono l'estetismo del Decadentismo, le suggestioni del Simbolismo e la rottura radicale del Futurismo.

Originario di Muggia, Silvio Negri è stato un compositore e musicista la cui figura è indissolubilmente legata alla storia e alla cultura di Trieste e delle terre giuliane. Virtuoso di mandolino e chitarra, ha lasciato un'impronta significativa nella musica della sua epoca, in particolare attraverso una composizione che divenne un vero e proprio inno per la sua gente.

La sua fama è legata principalmente alla canzone Lassè pur, un brano che musicò nel 1893 e che vinse un premio, diventando in breve tempo straordinariamente popolare. In un periodo storico complesso come quello della dominazione austriaca, questa melodia assunse un profondo significato identitario e patriottico. Veniva eseguita in tutte le manifestazioni irredentistiche a Trieste, in Istria e in Dalmazia, diventando un simbolo di appartenenza e di speranza per la popolazione di lingua italiana.

Oltre a questo celebre canto, l'attività di Negri continuò nel tempo, esplorando anche nuovi linguaggi, come dimostra la composizione nel 1932 di una favola radiofonica. La città di Trieste, in segno di riconoscenza per il suo contributo artistico e civile, gli ha intitolato una via, perpetuando così la memoria di un musicista che ha saputo dare voce ai sentimenti più profondi della sua terra.

Aneddoto


Un inno irredentista

La sua canzone più famosa, “Lassè pur”, premiata nel 1893, andò ben oltre il successo musicale. Durante la dominazione austriaca, divenne l'inno non ufficiale delle manifestazioni irredentiste, cantato con fervore a Trieste e in tutta la regione per affermare l'identità e la cultura italiana.

Le opere

Il nome di Silvio Negri è legato in modo indelebile alla sua composizione più celebre, la canzonetta popolare triestina Lassè pur. Musicata nel 1893, questa marcia per pianoforte solo ottenne subito un grande successo, vincendo un concorso e affermandosi come un brano simbolo della cultura locale. La sua melodia, carica di sentimento popolare, divenne la colonna sonora delle aspirazioni irredentiste, un canto di identità eseguito in ogni occasione pubblica per manifestare l'italianità di Trieste, dell'Istria e della Dalmazia.

La sua vena creativa, tuttavia, non si esaurì con questo successo. Dimostrò una notevole apertura verso i nuovi mezzi di comunicazione e le nuove forme espressive del Novecento. Nel 1932, infatti, si dedicò alla composizione di un'opera del tutto innovativa per l'epoca: Il reuccio e il suo cruccio, una favola radiofonica in tre atti, pensata appositamente per la trasmissione attraverso l'etere, testimoniando così la sua capacità di adattare il proprio linguaggio musicale alle evoluzioni tecnologiche e artistiche del suo tempo.

Briciole di storia


L'eccidio di Dogali, il primo trauma dell'Africa italiana

Il 26 gennaio 1887, una colonna di circa 500 soldati italiani, comandata dal tenente colonnello Tommaso De Cristoforis, fu intercettata e circondata a Dogali, in Eritrea, da un'armata etiope di quasi 10.000 uomini guidata da Ras Alula. Dopo aver rifiutato di arrendersi, gli italiani combatterono per ore fino all'ultima cartuccia. Alla fine, furono tutti massacrati. L'eccidio di Dogali fu il primo, grave disastro militare dell'avventura coloniale italiana e suscitò un'ondata di profonda commozione e rabbia in patria. La notizia provocò la caduta del governo Depretis e creò il mito dei caduti di Dogali, trasformando una cocente sconfitta in un evento da vendicare, che alimentò le successive e sfortunate campagne d'Africa.

Dipinto divisionista che raffigura una famiglia di contadini tra le pecore su una barca al tramonto, immersi in un'atmosfera di quiete e religiosità.
Traghetto all'Ave Maria (1886), Olio su tela di Giovanni Segantini, Museo Segantini, St. Moritz (in deposito dalla Fondazione Otto Fischbacher, San Gallo).
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