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COMPOSITORI


La vita

La sua formazione avviene in un fertile crocevia culturale in cui si intersecano Arcadia, Rococò e Illuminismo, mentre la sua lunga carriera di celebre violinista lo porta a raggiungere la maturità in un'epoca in cui, accanto allo stile rococò e al pensiero illuminista, si affermano i nuovi e più severi ideali del Neoclassicismo.

Nato a Livorno nel 1722, Pietro Nardini fu avviato presto alla musica e studiò con Giuseppe Tartini a Padova. Già adolescente si esibiva come strumentista a Lucca, divenendo capo strumentista nel 1740. Le sue doti di violinista lo imposero come uno dei maggiori allievi di Tartini, apprezzato per il fraseggio dolce e cantabile.

Nel 1760 fu a Vienna per le nozze di Giuseppe II, poi a Stoccarda con Jommelli, dove rimase tre anni e dove fu ascoltato da Leopold Mozart. Viaggiò a Brunswick, Dresda e di nuovo Vienna, prima di tornare in Toscana. In questo periodo partecipò al celebre “Quartetto toscano” con Boccherini, Manfredi e Cambini, benché la notizia non sia documentata in modo certo.

Dal 1770 fu maestro di cappella a Firenze, incarico che mantenne per tutta la vita. Qui insegnò a numerosi allievi, tra cui Pichl, Campagnoli e Giuliani. Fu stimato da viaggiatori e musicologi, come Charles Burney, e accolto nelle accademie fiorentine e romane. Suonò per Ferdinando I a Napoli, per Giuseppe II a Pisa e per l’incoronazione di Corilla Olimpica a Roma.

Morì a Firenze nel 1793. La sua figura fu celebrata da un cenotafio in Santa Croce. Viene ricordato come violinista di grande cantabilità, meno incline al virtuosismo e più attento alla bellezza melodica.

Aneddoto


Il violinista dell’amore

Schubart lo definì «il violinista dell’amore» per il suo modo di suonare dolce e pieno di sentimento.

Le opere

Nardini compose concerti per violino, sonate, quartetti, trii e duetti, oltre a sei sonate per flauto e un concerto per viola d’amore. Scrisse anche un inno per Sant’Anna e alcune pagine per clavicembalo. Le sue opere circolarono in copie manoscritte e a stampa in Italia e all’estero.

Non ci sono giunti autografi sicuri, ma molte copie sono conservate in biblioteche italiane ed europee. Nel XIX secolo la sua musica continuò a essere eseguita per la sua cantabilità.

Ecco i record estratti dai tre file, formattati come richiesto.

Briciole di storia


La Contessa in fiamme

Quando la Contessa Cornelia Zangheri Bandi morì a Cesena in circostanze spaventose e il suo corpo si incendiò inspiegabilmente, molti tirarono in ballo il diavolo, per spiegare quel mistero. Giuseppe Bianchini fu incaricato di indagare sul caso. Nel suo rapporto del 1743, applicando il suo rigore scientifico, egli escluse categoricamente ogni causa soprannaturale e fu uno dei primi investigatori a teorizzare un'ipotesi moderna: l'autocombustione spontanea. Bianchini avanzò l'idea che un calore interno avesse innescato l'incendio, dimostrando un approccio razionalista e certo all'avanguardia per quell'epoca.

Grande scena mitologica, con luce argentea e pathos teatrale.
Sacrificio di Ifigenia (1750), Olio su tela di Giovanni Battista Tiepolo, Speed Art Museum, Louisville.
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