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COMPOSITORI


La vita

La sua intera carriera, dalla formazione alla piena maturità, si svolge pienamente all'interno del periodo Romantico, spingendosi fino alle soglie del Realismo post-unitario.

Nato a Cremona nel 1821, Emanuele Muzio fu l’unico allievo riconosciuto di Giuseppe Verdi, che lo accolse come discepolo e collaboratore. Entrò presto in sintonia con il maestro, tanto da seguirlo nei teatri italiani e stranieri come direttore d’orchestra e maestro sostituto, partecipando alle prime esecuzioni di opere verdiane.

Lavorò a Parigi e a New York, diffondendo il repertorio italiano e in particolare le opere di Verdi. Fu anche compositore: scrisse opere, musica sacra e strumentale, ma la sua fama è legata soprattutto al ruolo di ambasciatore musicale di Verdi all’estero.

Morì a Cremona nel 1890, lasciando l’immagine di un musicista fedele, stimato e generoso, che contribuì a consolidare il mito verdiano nel mondo.

Aneddoto


Un discepolo fedele

Verdi, che non ebbe mai altri allievi, lo considerava quasi un figlio e gli affidò l’esecuzione delle sue opere più delicate.

Le opere

Muzio compose alcune opere teatrali, oggi raramente rappresentate, oltre a brani sacri e musica cameristica. Il suo nome resta legato più alla direzione d’orchestra e alla collaborazione con Verdi che alla propria produzione creativa.

Briciole di storia


Il tragico sacrificio dei fratelli Bandiera

I fratelli Attilio ed Emilio Bandiera, ufficiali della marina austriaca ma ferventi mazziniani, tentarono di accendere un'insurrezione nel Regno delle Due Sicilie. Traditi da un compagno, sbarcarono in Calabria con un piccolo gruppo di seguaci, ma trovarono ad attenderli non il popolo in rivolta, bensì la gendarmeria borbonica e furono facilmente catturati e processati. Il 25 luglio 1844, nel Vallone di Rovito, vicino a Cosenza, i fratelli Bandiera e sette loro compagni vennero fucilati, mentre gridavano "Viva l'Italia!". Il loro fallimento e il loro martirio, simili a quelli di Pisacane anni dopo, scossero però profondamente l'opinione pubblica liberale, trasformandoli da vittime in eroi romantici e simboli del tributo di sangue pagato dalla gioventù alla causa dell'unità.

Grandiosa tela storica del Romanticismo italiano, che usa un episodio medievale come potente allegoria delle lotte per l'indipendenza del Risorgimento.
I Vespri Siciliani (1846), Olio su tela di Francesco Hayez, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, Roma.
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