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COMPOSITORI


La vita

Formatosi nel pieno del Romanticismo risorgimentale, la sua lunga carriera lo porta a raggiungere la piena maturità artistica nel clima di fine secolo, un'epoca di transizione in cui convivono le istanze del Realismo e la nuova e più complessa sensibilità del Decadentismo.

Nato a Sellano nel 1829 in una famiglia umile, fu evirato da bambino, come accadeva a coloro che mostravano spiccate doti vocali. La sua voce, dolce e limpida, colpì i contemporanei per il timbro inconfondibile e per l’estensione che copriva oltre due ottave. Giovanissimo attirava folle nelle chiese umbre, tanto che i cronisti sottolineavano come gli uditori si accalcassero per ascoltarlo da vicino.

Entrò nella Cappella Sistina nel 1848, succedendo a Giuseppe Baini come direttore. Da quel momento Mustafà divenne figura di primo piano nella musica sacra romana: non solo cantore apprezzato, ma anche compositore di valore. Nel 1855 presentò un Miserere a sei voci che ebbe immediato successo, consolidando la sua fama internazionale.

Nel 1878 papa Leone XIII lo nominò direttore perpetuo della Cappella Sistina, l’ultima istituzione che impiegava ancora castrati. In quell’ambiente Mustafà svolse un ruolo decisivo, mantenendo viva la tradizione vocale e contribuendo con composizioni di gusto moderno. Nel 1898 designò Lorenzo Perosi come suo successore, ma i rapporti tra i due furono difficili e Mustafà si ritirò nel 1902.

Morì a Montefalco nel 1912, chiudendo simbolicamente l’epoca storica dei castrati. Il suo nome rimane legato a un capitolo straordinario della storia della voce e della musica sacra.

Aneddoto


Un timbro leggendario

I biografi riportano che la voce di Mustafà fosse «dolce e piacevole come quella di una donna», e che il suo modo di muoversi in cantoria aggiungesse al canto un fascino particolare.

Le opere

Mustafà lasciò composizioni sacre di grande eleganza, tra cui il Miserere (1855), mottetti e messe destinate alla Cappella Sistina. La sua produzione, pur non vastissima, ha un valore storico inestimabile perché rappresenta l’ultima fase della tradizione dei castrati in ambito sacro.

Briciole di storia

Piccola e celebre tavoletta macchiaiola che ritrae un gruppo di soldati francesi durante la Seconda Guerra d'Indipendenza, colti in un momento di attesa.
Soldati francesi del '59 (1859), Olio su tavola di Giovanni Fattori, Collezione privata, Milano.
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