Salta al contenuto
COMPOSITORI


La vita

La sua breve carriera, dalla formazione alla prematura scomparsa, si colloca interamente all'interno del periodo Romantico, spingendosi fino alle soglie del Realismo post-unitario.

Nato a Casapulla nel 1847, figlio di un calzolaio, Musone mostrò presto inclinazioni musicali, entrando nella Banda Musicale di Caserta. Studiò contrappunto e armonia, ispirandosi a Rossini, Donizetti, Bellini e Mercadante. Durante il servizio militare si distinse come clarinettista e divenne direttore di banda nel 76º reggimento di fanteria “Napoli”. Tornato in patria, assunse la direzione della Banda di Caserta.

La sua carriera operistica si intrecciò con quella del librettista Enrico Golisciani. Con lui compose tre drammi lirici rappresentati al Teatro Mercadante di Napoli: Camõens (1872), ispirato al poeta lusitano Luís de Camões e accolto con entusiasmo dalla critica europea; Wallenstein (1873), di soggetto storico; e Carlo di Borgogna (1876). Il successo di Camõens fu tale da garantirgli fama internazionale e l’apprezzamento di critici francesi e inglesi.

Nel 1877 scrisse un Inno a San Elpidio, su testo di Vincenzo Tummolo. Morì prematuramente a soli trentadue anni, nel 1879, e la sua morte fu segnalata anche dalla stampa straniera. A Casapulla gli furono dedicati una via e un monumento commemorativo.

Aneddoto


Un giovane lodato

A soli venticinque anni, Gabriele Fantoni lo citava nella sua Storia universale del canto come uno dei più promettenti maestri italiani dell’epoca.

Le opere

Opere principali: Camõens (1872, Napoli), Wallenstein (1873, Napoli), Carlo di Borgogna (1876, Napoli). Scrisse anche un Inno a San Elpidio (1877). Le sue opere, oggi rare, furono rappresentate da compagnie di prestigio e lodate dalla critica internazionale. Copie dei libretti sono conservate in biblioteche come la Library of Congress, Harvard e Berkeley.

Briciole di storia


Il lungo sogno diventa realtà

Dopo la breccia di Porta Pia, ci volle quasi un anno per trasferire la capitale da Firenze a Roma. Il momento decisivo fu il 2 luglio 1871, quando il Re Vittorio Emanuele II fece il suo ingresso solenne in città e si insediò nel Palazzo del Quirinale, fino a poco tempo prima residenza dei Papi. Il suo primo discorso fu un capolavoro di diplomazia, rivolto a un'Italia ancora divisa: "Siamo a Roma e ci resteremo", disse, affermando la sovranità dello Stato, ma promettendo anche di rispettare l'indipendenza spirituale del Pontefice. Con quell'atto si compiva finalmente il sogno del Risorgimento, ma si apriva anche la difficile sfida di governare un paese unito da una capitale che il Papa considerava usurpata.

Veduta urbana invernale, con carrozze, ombrelli e nebbia londinese. Tocchi brillanti.
Piccadilly (1875), Olio su tela di Giuseppe De Nittis, Collezione privata.
Pubblico dominio (Commons)