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COMPOSITORI


La vita

Formatosi nel periodo del Realismo, la sua carriera matura si svolge nel complesso clima del Fin de siècle, un'epoca in cui si intrecciano e convivono le poetiche del Verismo, del Decadentismo e del Simbolismo.

Nato a Napoli nel 1859 e rimasto orfano in giovane età, Munier fu cresciuto dal nonno Pasquale Vinaccia, celebre liutaio della storica famiglia napoletana. Frequentando la bottega assimilò l’amore per gli strumenti a corde, in particolare il mandolino. Studiò poi con Carmine De Laurentis e, quindicenne, intraprese anche il pianoforte, diplomandosi a soli diciannove anni al Conservatorio di San Pietro a Majella in pianoforte e composizione.

Virtuoso riconosciuto del mandolino, si impose rapidamente come concertista e compositore. Le sue trascrizioni di opere liriche, tra cui I puritani di Bellini, furono ammirate e dedicate alla regina Margherita di Savoia. Trasferitosi a Firenze nel 1881, fondò un quartetto di strumenti a plettro che si esibì in tutta Italia con successo, ricevendo onori ufficiali e l’apprezzamento della corte reale.

Il suo repertorio include centinaia di pezzi originali e trascrizioni. Scrisse manuali di tecnica del mandolino, tradotti in più lingue, e testi didattici per chitarra. Munier si esibì anche in Francia, collaborando con Laurent Fantauzzi, ma morì improvvisamente nel 1911 a Firenze, poco dopo un viaggio a Marsiglia.

Aneddoto


Un re al concerto

Nel 1909, durante un concerto al castello di Sommariva, il re Vittorio Emanuele III si complimentò personalmente con Munier per la sua virtuosità al mandolino.

Le opere

Munier lasciò oltre 350 lavori: metodi per mandolino in tre lingue, manuali per chitarra, trascrizioni di opere celebri, raccolte per ensemble a plettro e composizioni originali come Mazurka di concerto ed Elegia, quest’ultima in memoria della moglie Luisa De Fonseca. La sua produzione rimane un riferimento imprescindibile nella letteratura per mandolino.

Briciole di storia


L'addio all'Eroe dei Due Mondi

Il 2 giugno 1882, nella sua umile casa bianca sull'isola di Caprera, morì Giuseppe Garibaldi. La notizia si diffuse rapidamente in tutta Italia, gettando la nazione in un dolore profondo. Non moriva solo un generale, ma l'ultimo grande protagonista del Risorgimento, il condottiero leggendario le cui imprese avevano infiammato i cuori di un'intera generazione. Nel suo testamento, Garibaldi chiedeva di essere cremato, ma il governo, per esigenze di Chiesa, organizzò una solenne tumulazione sull'isola. Con la sua scomparsa si chiudeva simbolicamente un'epoca, quella eroica e appassionata delle battaglie per l'indipendenza, e l'Italia si trovò così orfana di una della sua figure più amate e carismatiche.

Scena di vita moderna parigina che ritrae due donne dell'alta borghesia in conversazione al tavolino di un caffè, esempio della pittura rapida e brillante di Boldini.
Conversazione al caffè (1879), Olio su tavola di Giovanni Boldini, Collezione privata.
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