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COMPOSITORI


La vita

La sua intera carriera, dalla formazione alla prematura scomparsa, si colloca interamente all'interno del periodo del Neoclassicismo.

Nato a Napoli nel 1775, Luigi Mosca studiò prima al Conservatorio della Pietà dei Turchini e poi a Santa Maria di Loreto, dove ebbe come maestro Fedele Fenaroli. Il talento e la disciplina appresi in questi istituti lo portarono presto a distinguersi come clavicembalista, ottenendo un posto al Teatro San Carlo, il massimo palcoscenico partenopeo.

La sua carriera teatrale iniziò nel 1797 con L’impresario burlato, rappresentato al Teatro Nuovo di Napoli. Negli anni seguenti divenne autore prolifico di opere buffe, apprezzate per la freschezza melodica e la vivacità drammatica. Tra i librettisti con cui collaborò figurano Giuseppe Palomba, Andrea Leone Tottola e Angelo Anelli. La sua produzione annovera 18 opere, tra cui Gli amanti volubili (Roma, 1801), Gli zingari in fiera (Genova, 1806), L’Italiana in Algeri (Milano, 1808) e Il salto di Leucade (Napoli, 1812).

Fu legato da amicizia a Giovanni Paisiello, grazie al quale ottenne il titolo di coadiutore della Reale Camera e Cappella Palatina. Nel 1813 fu nominato primo insegnante di canto al Real Collegio di Musica e divenne membro dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli. Nel 1816 diresse il Requiem nella messa funebre di Paisiello. Morì a Napoli nel 1824.

Aneddoto


Il Requiem per Paisiello

Luigi Mosca fu scelto per dirigere il Requiem nella cerimonia funebre di Paisiello, segno della grande considerazione che la città nutriva per lui.

Le opere

Tra i titoli principali: L’impresario burlato (1797, Napoli), La sposa tra le imposture (1798, Napoli), Gli amanti volubili (1801, Roma), Il ritorno impensato (1802, Napoli), La vendetta femminina (1803, Napoli), Gli zingari in fiera (1806, Genova), L’Italiana in Algeri (1808, Milano), Il salto di Leucade (1812, Napoli). La sua produzione, in parte buffa e in parte seria, testimonia l’equilibrio tra tradizione napoletana e innovazioni drammatiche.

Briciole di storia


I predatori d'arte

Quando le truppe napoleoniche occuparono Parma, imposero pesanti tributi, incluse le opere d'arte. Il difficile e ingrato compito di selezionare i capolavori da spedire a Parigi fu affidato ad Antonio Cerati, all'epoca sovrintendente agli studi del Ducato. Di fronte ai commissari francesi, Cerati fu un tenace negoziatore, e lottò con tutte le forze per salvare i tesori più preziosi della città, in particolare le opere di Correggio e Parmigianino. Pur non potendo evitare del tutto il saccheggio, la sua appassionata difesa riuscì per lo meno a limitare i danni.

Ritratto neoclassico a tre quarti. La tavolozza è calda e luminosa, e l'eleganza misurata.
Ritratto di Ugo Foscolo (1801), Olio su tela di Andrea Appiani, Pinacoteca di Brera, Milano.
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