La vita
Formatosi nel cuore del Settecento, in un contesto in cui convivono l'eleganza del Rococò e lo spirito critico dell'Illuminismo, la sua lunga carriera lo porta a raggiungere la piena maturità nel periodo del Neoclassicismo.
Pietro Morandi nacque a Bologna nel 1745 e studiò lettere e musica con Giovanni Battista Martini, entrando nel 1763 nell’Accademia Filarmonica. Nello stesso anno ottenne l’incarico di organista e maestro di cappella del Duomo di Pergola, che mantenne fino al 1778. Successivamente passò al Duomo di Senigallia, dove continuò la sua attività fino al 1811, anno in cui cedette la carica al figlio Giovanni.
Figura di rilievo nella vita musicale marchigiana, Pietro seppe coniugare le lezioni della scuola bolognese con la pratica liturgica locale, producendo messe, oratori, cantate e musica per organo. La sua carriera attraversò un periodo di profonde trasformazioni politiche e culturali, ma egli rimase sempre legato al servizio ecclesiastico e alla formazione di giovani musicisti.
Morì a Senigallia nel 1815. La sua memoria rimase viva grazie al figlio Giovanni, che ne proseguì l’opera consolidando una vera dinastia musicale.
Aneddoto
Una famiglia di musicisti
Pietro non solo fu maestro stimato, ma creò una tradizione familiare che continuò con il figlio Giovanni, tra i principali organisti italiani dell’Ottocento.Le opere
Della cospicua produzione di Pietro restano circa sessanta composizioni: messe, sonate, pastorali, concerti per organo e sinfonie. Scrisse anche cantate e oratori, oggi in gran parte dispersi, che mostrano l’influenza della scuola bolognese unita al gusto melodico delle Marche.
Briciole di storia
La fine delle streghe
Mentre presiedeva il Supremo Consiglio di Economia a Milano, Gian Rinaldo Carli si trovò di fronte nel 1770 a una questione che sembrava uscita dal Medioevo, riguardante la stregoneria. Con la fermezza dell'intellettuale illuminista, lavorò per abolire definitivamente i processi per stregoneria, considerandoli un residuo di barbara superstizione. La sua opera più significativa in questo campo fu la pubblicazione degli atti del processo contro le "untrici" della peste del 1630, accompagnati da un commento in cui ne denunciava l'assurdità e l'ingiustizia. In un'epoca in cui la caccia alle streghe non era ancora del tutto finita, Carli usò la sua autorità e la sua cultura per porre fine a una delle più ingiuste e delinquenziali pratiche della giustizia europea.
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