La vita
Formatosi in un'epoca di transizione in cui convivono Rococò, Illuminismo e Neoclassicismo, la sua maturità artistica si esprime pienamente nel gusto e nello stile neoclassico di fine Settecento.
Nato a Firenze nel 1754, Giuseppe Moneta intraprese la carriera musicale nella seconda metà del XVIII secolo. Non si conoscono dettagli sulla sua formazione, ma la sua produzione precoce mostra una solida conoscenza del teatro musicale e della musica sacra. Nel 1779 presentò il suo primo oratorio, Il figliuol prodigo, eseguito a San Giovannino degli Scolopi, e pochi mesi dopo il suo primo dramma giocoso, I pastori delle Alpi, rappresentato al Teatro di Borgo Ognissanti. In quello stesso anno diresse al clavicembalo un’opera di Paisiello, confermando il suo ruolo attivo nella vita musicale fiorentina.
Nei decenni successivi Moneta compose melodrammi, intermezzi e cantate, alcune delle quali destinate a celebrazioni solenni della corte granducale. Nel 1788 scrisse la cantata L’Urano per le nozze di Francesco II d’Asburgo-Lorena, mentre il suo melodramma Il Meleagro del 1785 fu considerato un contributo significativo allo sviluppo della tragedia lirica in Italia. Altri lavori di rilievo furono La vendetta di Medea (1787) e La morte di Sansone (1789).
Nel 1791 fu nominato maestro di cappella onorario della corte granducale toscana e in seguito assunse anche la direzione della cappella di corte a Parma. Continuò a comporre anche durante l’occupazione francese, quando Ferdinando III di Toscana si rifugiò a Vienna. Nel 1804 il suo oratorio Gedeone fu rappresentato al Teatro della Pergola di Firenze e dedicato ai sovrani d’Etruria. Morì a Firenze nel 1806.
Aneddoto
Una cantata per l’imperatore
Nel 1788, in occasione delle nozze di Francesco II d’Asburgo-Lorena, Moneta scrisse la cantata L’Urano, che fu accolta con entusiasmo dalla corte come simbolo di magnificenza e solennità.Le opere
Tra le sue opere principali si annoverano i melodrammi Il Meleagro (1785), La vendetta di Medea (1787), La morte di Sansone (1789) e l’oratorio Gedeone (1804). Compose inoltre l’opera comica I pastori delle Alpi (1779) e varie cantate, tra cui L’Urano (1788). Alcuni lavori comici, come Il capitano Tenaglia (1784, rappresentato a Livorno e Brescia, e poi a Genova nel 1786), ottennero ampio successo. La sua produzione comprende anche intermezzi e lavori sacri che contribuirono alla vita musicale delle corti toscane ed emiliane.
Briciole di storia
La donna giornalista
Elisabetta Caminer assunse nel 1778 la direzione del "Giornale Enciclopedico", periodico diffuso in tutta Europa fondato dal padre. Quando si trasferì a Vicenza, che lei descriveva come oziosa, maligna e piena di pregiudizi, in contrasto con la libera Venezia, dovette affrontare una censura sempre più pressante. La sua linea editoriale moderna e pungolante, spinta dal collaboratore Scola, era considerata troppo audace e così, per continuare a pubblicare dopo che diverse tipografie locali si erano ritirate per timore dei controlli, Elisabetta, con l'appoggio del marito, decise di compiere un atto estremo e coraggioso per l'epoca. Aprendo nel 1779 una sua stamperia personale, sbrigò con successo e in autonomia anche il mestiere di tipografa pur di garantire la libertà al suo giornale.
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