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COMPOSITORI


La vita

La sua intera carriera, dalla formazione alla prematura scomparsa, si colloca interamente nella prima fase del Romanticismo italiano.

Nato a Parma nel 1795, Vincenzo Merighi ricevette la formazione musicale in un ambiente particolarmente fertile, che aveva già dato i natali a importanti strumentisti. Fin da giovane mostrò una predilezione per il violoncello, strumento di cui divenne virtuoso interprete. Trasferitosi a Milano, si inserì nella vivace vita musicale cittadina, distinguendosi sia come concertista che come insegnante.

Fu attivo nei teatri e nei circoli musicali lombardi, dove presentò composizioni proprie, spesso destinate al suo strumento. La sua scrittura, elegante e cantabile, valorizzava le possibilità liriche e tecniche del violoncello, inserendolo nel repertorio da camera insieme al pianoforte e agli archi.

Morì a Milano nel 1849, lasciando una produzione che, pur non vastissima, rivela un musicista raffinato, capace di esprimere con originalità le potenzialità del suo strumento.

Aneddoto


Virtuosismi al violoncello

Le cronache raccontano che Merighi amasse sorprendere il pubblico con improvvisazioni al violoncello durante i concerti privati, mostrando agilità e gusto melodico.

Le opere

Il catalogo delle opere di Merighi comprende sonate e quartetti d’archi, oltre a pezzi concertanti per violoncello e orchestra. Le sue composizioni, pubblicate e diffuse nell’ambiente lombardo, erano apprezzate sia dai professionisti che dagli amatori di musica da camera. Alcune pagine furono dedicate a colleghi strumentisti e rivelano una particolare attenzione all’intreccio contrappuntistico e alla cantabilità delle linee.

Briciole di storia

Ritratto romantico intimo, con incarnati perlacei, toni soffusi e sguardo partecipe.
Ritratto di Carolina Zucchi (La malata) (1825), Olio su tela di Francesco Hayez, GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino.
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