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COMPOSITORI


La vita

La sua intera parabola creativa, dalla formazione alla piena maturità, si svolge coerentemente all'interno del grande alveo del Romanticismo italiano.

Saverio Mercadante nacque ad Altamura nel 1795. Fin da bambino mostrò una naturale inclinazione per la musica, incoraggiata dal fratellastro Giacinto, che gli trasmise i primi rudimenti. La sua formazione proseguì al Conservatorio di Napoli sotto la guida di maestri come Giovanni Furno, Giacomo Tritto e Nicola Antonio Zingarelli. Qui studiò insieme a Vincenzo Bellini e al patriota Piero Maroncelli, sviluppando rapidamente una personalità musicale autonoma.

Il debutto come compositore avvenne nel 1819 con L’apoteosi d’Ercole, rappresentata al Teatro San Carlo di Napoli. Due anni dopo conquistò la Scala di Milano con Elisa e Claudio, che gli diede fama internazionale. Negli anni seguenti i suoi melodrammi furono accolti nei maggiori teatri italiani ed europei, tra cui Vienna e Lisbona. Dal 1827 al 1829 visse in Spagna e Portogallo, dove i suoi lavori riscossero grande apprezzamento. Nel 1833 fu nominato maestro di cappella della cattedrale di Novara, città che lo ricorda con una targa commemorativa.

La sua vita privata fu segnata dal matrimonio con Sofia Gambaro, giovane vedova genovese dalla quale ebbe tre figli. Nel 1836, grazie all’invito di Rossini, si trasferì a Parigi, dove presentò al Théâtre Italien I briganti. Dal 1840 fino alla morte diresse il Conservatorio di San Pietro a Majella a Napoli, esercitando una profonda influenza sulla formazione di intere generazioni di musicisti.

Mercadante fu autore di oltre sessanta opere teatrali, quattro balletti, sinfonie commemorative, cantate, musica sacra e strumentale. Il suo stile, inizialmente vicino al modello rossiniano, si evolse grazie al contatto con Meyerbeer, che lo spinse a rinnovare la forma dell’opera italiana. Egli cercò un equilibrio tra tradizione e innovazione, variando i numeri musicali e arricchendo la tavolozza orchestrale. La sua scrittura si distinse per chiarezza drammatica e attenzione all’orchestrazione, anticipando alcuni aspetti del teatro verdiano pur mantenendo un gusto classicamente misurato.

Morì a Napoli nel 1870, lasciando un’eredità che lo colloca tra i grandi protagonisti della musica italiana dell’Ottocento.

Aneddoto


Il fischietto di Altamura

Si racconta che da bambino Mercadante si divertisse a “zufolare” sulle scale della cappella di San Biagio ad Altamura, esercitandosi istintivamente nella musica prima ancora di ricevere una formazione.

Le opere

Il catalogo di Mercadante comprende titoli che hanno segnato la storia del melodramma ottocentesco. Tra le opere più celebri figurano Elisa e Claudio (Scala di Milano, 1821), Il giuramento (1837), Il bravo (1839), La vestale (1840), Orazi e Curiazi (1846) e Virginia (1866). A queste si affiancano lavori giovanili come L’apoteosi d’Ercole (Napoli, 1819) e Violenza e costanza (1820), oltre a titoli ispirati a Shakespeare e a Metastasio, come Amleto (1822) e Didone abbandonata (1823).

Oltre al teatro compose sinfonie commemorative dedicate a Rossini, Bellini, Donizetti e Pacini, nonché numerose pagine sacre e cameristiche. Tra i lavori strumentali spicca il Concerto per flauto n. 2 op. 57 del 1814, ancora oggi eseguito nei conservatori di tutto il mondo. Le sue opere furono rappresentate a Napoli, Milano, Torino, Venezia, Roma, Parigi, Lisbona, Vienna e in molte altre città, confermando il respiro europeo della sua carriera.

Briciole di storia


Il Principe nero

Mentre in tutta Italia fiorivano le società segrete e i Carbonari sognavano la rivoluzione, a Napoli Re Ferdinando I scatenò contro di loro l'uomo più temuto e intransigente del regno: Antonio Capece Minutolo, Principe di Canosa. Nominato ministro della polizia, Canosa non usò la diplomazia, ma il pugno di ferro, creò una vastissima rete di spie, represse ogni sussurro di liberalismo e diede la caccia ai cospiratori con ferocia implacabile. Per i patrioti, divenne l'incarnazione del male, il "Principe nero" della Restaurazione, un uomo che usava ogni mezzo non per unire l'Italia, ma per difendere fino all'ultimo l'alleanza tra il trono e l'altare contro ogni idea di modernità.

Ritratto romantico intimo, con incarnati perlacei, toni soffusi e sguardo partecipe.
Ritratto di Carolina Zucchi (La malata) (1825), Olio su tela di Francesco Hayez, GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino.
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