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COMPOSITORI


La vita

Formatosi nel pieno del Romanticismo, la sua lunga e prestigiosa carriera lo porta a raggiungere la piena maturità artistica nel periodo del Realismo post-unitario.

Nato a Roma nel 1813, Salvatore Meluzzi intraprese giovanissimo lo studio dell’organo e della composizione, formandosi nell’ambiente musicale della capitale pontificia. La sua carriera fu legata principalmente alla Basilica di San Pietro, dove divenne organista e direttore di coro della Cappella Giulia, uno dei centri più prestigiosi della musica sacra italiana.

Meluzzi operò in un periodo di grande fermento culturale, coincidente con l’avvio del movimento ceciliano, che mirava a restaurare la purezza della musica liturgica. Egli interpretò con convinzione questo spirito riformatore, componendo messe, mottetti, vespri e responsori caratterizzati da rigore contrappuntistico e solenne intensità espressiva.

Parallelamente svolse un’intensa attività didattica presso il Conservatorio di Santa Cecilia, dove ebbe tra i suoi allievi figure di rilievo come Alessandro Moreschi, ultimo cantore castrato della Cappella Sistina, e Alessandro Parisotti, futuro curatore delle celebri Arie antiche. La sua influenza si estese quindi non solo alla musica liturgica, ma anche alla formazione di nuove generazioni di musicisti.

Morì nella sua città natale nel 1897, dopo una lunga carriera che lo consacrò come una delle personalità di spicco della musica sacra ottocentesca.

Aneddoto


Un “Ave Verum” per la storia

Il suo Ave Verum Corpus, interpretato da Alessandro Moreschi, divenne celebre in tutta Europa e contribuì a mantenere viva la memoria di Meluzzi anche dopo la sua morte.

Le opere

La produzione di Meluzzi è ricca di composizioni per organo e coro. Tra le opere più note si ricordano toccate e fughe per organo, mottetti, vespri, responsori e in particolare un Ave Verum Corpus che ottenne grande diffusione. Compose inoltre una Messa da Requiem e una Messa di Gloria, che rivelano l’aderenza agli ideali del movimento ceciliano e la capacità di fondere severità polifonica e slancio melodico.

Briciole di storia


Un debutto fallimentare

Mazzini, nonostante la repressione, organizzò nel 1834 un'invasione armata della Savoia dalla Svizzera per innescare la rivoluzione in Piemonte. Contemporaneamente, a Genova, sarebbe dovuta scoppiare un'insurrezione. A un giovane marinaio di Nizza, affiliato alla Giovine Italia, il cui nome era Giuseppe Garibaldi, fu affidato il compito di sollevare la flotta. Ma l'intera operazione fu un disastro, perché la rivolta a Genova fu scoperta prima ancora di iniziare. Garibaldi, per sfuggire all'arresto, fu costretto a una fuga avventurosa e a rifugiarsi in Francia. Condannato a morte in contumacia, si imbarcò quindi per il Sud America, dove avrebbe combattuto per anni come "Eroe dei due mondi", in attesa di tornare a lottare per l'Italia.