La vita
Formatosi nel pieno del Romanticismo, la sua lunga carriera lo porta a raggiungere la piena maturità nella fase Tardo-Romantica, in un clima culturale che già prelude alle nuove istanze del Realismo.
Alberto Mazzucato nacque a Udine nel 1813. In gioventù studiò matematica all’Università di Padova, ma abbandonò gli studi scientifici per dedicarsi interamente alla musica, sotto la guida della madre che gli aveva impartito i primi insegnamenti. Dopo l’esordio con La fidanzata di Lammermoor (1834), ottenne successi alterni sui palcoscenici italiani.
Fra le sue opere più note si ricorda Esmeralda (1838), accolta con favore a Mantova, Udine e Milano. Dopo alcuni insuccessi, come I corsari alla Scala e Hernani a Genova, Mazzucato si dedicò maggiormente all’insegnamento e alla critica musicale. Nel 1839 entrò al Conservatorio di Milano, che diresse dal 1872 fino alla morte.
Come docente formò alcuni tra i più grandi musicisti del secondo Ottocento, tra cui Arrigo Boito, Antônio Carlos Gomes e Ivan Zajc. Scrisse articoli sulla Gazzetta Musicale di Milano e fu maestro concertatore alla Scala tra il 1859 e il 1868. Tradusse inoltre il Trattato di strumentazione di Berlioz, diffondendo le nuove concezioni orchestrali in Italia.
Mazzucato fu anche uomo di famiglia: sposò Teresa Ninfa Bolza, dalla quale ebbe due figli, Elisa e Giovanni Andrea, entrambi attivi nel mondo musicale e letterario a Londra. Morì a Milano nel 1877, dopo aver legato il suo nome alla formazione e alla diffusione del gusto musicale ottocentesco.
Aneddoto
Un maestro di grandi allievi
Tra i suoi studenti ci furono Boito e Gomes, che lo ricordarono sempre come un docente severo ma illuminato, capace di trasmettere passione e rigore.Le opere
Compose otto opere tra il 1834 e il 1843, fra cui La fidanzata di Lammermoor (Padova, 1834), Don Chisciotte (Milano, 1836), Esmeralda (Mantova, 1838), I corsari (Milano, 1840), I due sergenti (Milano, 1841), Luigi V, re di Francia (Milano, 1843) e Hernani (Genova, 1843). Partecipò anche al pastiche La vergine di Kermo (1870). Compose inoltre musica sacra, fra cui una messa eseguita a Novara (1841), e inni patriottici come Roma, scritto per il decimo anniversario dell’Unità d’Italia (1871).