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COMPOSITORI


La vita

Formatosi nel pieno del Romanticismo, la sua lunga carriera lo porta a raggiungere la piena maturità artistica nel periodo del Realismo post-unitario, estendendosi fino all'epoca del Decadentismo.

Antonio Mazzolani nacque a Ruina, nel Ferrarese, nel 1819. Ricevette le prime lezioni dal padre, organista e cembalista, che gli trasmise l’amore per la musica. Continuò gli studi a Ferrara e Lucca, perfezionando le tecniche pianistico-compositive. Si dedicò poi all’insegnamento e alla creazione musicale.

Fu autore di opere teatrali che ebbero rappresentazioni locali e riscossero buon successo di pubblico. Il suo nome resta legato soprattutto a Gismonda, rappresentata nel 1852, e a Enrico di Charlis, messa in scena a Ferrara nel 1876. La sua scrittura rispecchia il gusto melodrammatico dell’Italia post-verdiana, con attenzione alle esigenze sceniche e vocali.

Trascorse gran parte della vita a Ferrara, dove morì nel 1900. Una lapide sulla casa di via Palestro ne ricorda ancora la figura. Il figlio Mario (1877–1944) si distinse come poeta in Belgio, mantenendo viva la memoria del padre.

Aneddoto


Una casa con lapide

L’abitazione di via Palestro a Ferrara reca ancora la lapide commemorativa di Mazzolani, segno dell’affetto della città per il suo compositore.

Le opere

Le opere principali furono Il tradimento, Gismonda (1852) ed Enrico di Charlis (1876). Compose anche brani strumentali e vocali minori, oggi poco noti, ma significativi della produzione musicale ferrarese dell’Ottocento.

Briciole di storia


Il primo Congresso degli Scienziati Italiani

A Pisa, con il permesso del Granduca di Toscana Leopoldo II, si tenne nel 1841 il Primo Congresso degli Scienziati Italiani. Benché ufficialmente un convegno scientifico, l'evento assunse un enorme significato politico e patriottico. Per la prima volta dopo secoli, intellettuali e accademici provenienti dai diversi Stati in cui era divisa la penisola, ad eccezione di quelli dello Stato Pontificio, a cui il Papa vietò di partecipare, si incontravano liberamente per discutere. L'incontro divenne un simbolo: la comune appartenenza alla cultura e alla scienza italiana era un'anticipazione di quella unità politica che i patrioti sognavano, mostrando che, al di là dei confini, esisteva già una nazione.

Grandiosa tela storica del Romanticismo italiano, che usa un episodio medievale come potente allegoria delle lotte per l'indipendenza del Risorgimento.
I Vespri Siciliani (1846), Olio su tela di Francesco Hayez, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, Roma.
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