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COMPOSITORI


La vita

Formatosi nel cuore del Fin de siècle, un'epoca in cui si intrecciano Verismo, Decadentismo e Simbolismo, la sua lunga carriera matura si svolge in un Novecento segnato dalla rivoluzione del Futurismo e dalle correnti successive.

Nato a Catanzaro nel 1872, Tommaso de Mauro compì i primi studi musicali nella sua città prima di trasferirsi a Napoli, dove affinò la formazione al Conservatorio. Qui entrò in contatto con i protagonisti della vita musicale partenopea, sviluppando un linguaggio compositivo che coniugava le radici melodiche italiane con il gusto orchestrale europeo.

La sua carriera si svolse prevalentemente a Napoli, dove divenne figura riconosciuta sia come compositore che come direttore d’orchestra. Fu docente in istituti musicali, contribuendo alla formazione di nuove generazioni di musicisti. Il suo impegno pedagogico si univa a una costante attività creativa, che lo portò a cimentarsi in vari generi.

Compose opere liriche rappresentate in teatri campani, brani sinfonici eseguiti in stagioni orchestrali e pagine vocali destinate a interpreti coevi. La sua musica rispecchia l’evoluzione del linguaggio italiano tra Ottocento e Novecento, mantenendo sempre un saldo legame con la tradizione napoletana. Morì a Napoli nel 1966, dopo una lunga carriera dedicata interamente all’arte musicale.

Aneddoto


Un calabrese a Napoli

Arrivato a Napoli da giovane studente, de Mauro raccontava di aver dormito le prime notti in conservatorio per non perdere le prove: un segno del suo totale entusiasmo e dedizione.

Le opere

De Mauro scrisse opere teatrali, tra cui drammi lirici rappresentati nei teatri napoletani, sinfonie e suite orchestrali. Compose anche pagine cameristiche e raccolte vocali, eseguite da cantanti celebri del tempo. La sua produzione, oggi poco conosciuta, testimonia l’impegno di un musicista che seppe unire tradizione e innovazione nella Napoli del primo Novecento.

Briciole di storia


Il grande scandalo della Banca Romana e i segreti del potere

Il 1894 fu l'anno in cui l'Italia dovette fare i conti con le conseguenze del più grave scandalo politico-finanziario della sua giovane storia. La Banca Romana, uno degli istituti autorizzati a battere moneta, aveva stampato illegalmente milioni di lire per coprire ammanchi e finanziare in segreto politici e giornali. Lo scandalo, che aveva già causato la caduta del governo Giolitti, culminò in un processo che si concluse con controverse assoluzioni. L'inchiesta rivelò una rete di corruzione che legava finanza e politica ai massimi livelli. Per reagire al disastro e ripristinare la fiducia, il Regno d'Italia fu costretto a riformare l'intero sistema bancario, istituendo nel 1893 una nuova banca centrale unica, la Banca d'Italia, che divenne pienamente operativa proprio in quegli anni.

Opera tarda di Verismo sociale che ritrae con crudo realismo la scena del risveglio mattutino in una casa di tolleranza a Firenze.
La toilette del mattino (1898), Olio su tela di Telemaco Signorini, Collezione privata.
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