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COMPOSITORI


La vita

Figura di cerniera tra due epoche, la sua formazione si compie nel pieno della cultura del Manierismo tardo-cinquecentesco, mentre la sua maturità artistica si esprime compiutamente nella prima fase del Barocco.

Tiburzio Massaino nacque a Cremona intorno al 1550 e vestì l’abito dei frati francescani conventuali. La sua carriera musicale fu di straordinaria ampiezza geografica e professionale: dal 1571 al 1578 fu maestro di cappella a Piacenza, in seguito a Lucca (1578–1580), a Roma presso la chiesa di Santa Maria in Aracoeli (1580–1587), poi a Modena (1587–1589), a Lodi (1590–1591) e di nuovo a Piacenza (1591–1593).

La sua fama si diffuse anche oltre i confini italiani: tra il 1593 e il 1596 lavorò a Innsbruck come maestro di cappella dell’arciduca Ferdinando II d’Austria. Successivamente ricoprì incarichi a Salisburgo e a Praga, città in cui ebbe modo di entrare in contatto con la fiorente vita musicale della corte imperiale. Tornò in Italia nel 1600, assumendo l’incarico di maestro di cappella a Piacenza, che mantenne fino alla morte avvenuta intorno al 1609.

Compositore versatile, Massaino pubblicò numerose raccolte di messe, mottetti, madrigali e musica strumentale. Le sue opere mostrano una notevole padronanza della scrittura polifonica e un’apertura verso le nuove tendenze espressive della fine del Cinquecento, con particolare attenzione all’intelligibilità del testo e all’efficacia retorica della musica.

La sua vita, trascorsa tra conventi, cattedrali e corti, testimonia la figura del maestro di cappella itinerante, capace di adattarsi a diversi contesti religiosi e culturali, lasciando ovunque un’impronta duratura.

Aneddoto


Un francescano in Europa

Massaino, frate francescano, riuscì a viaggiare tra Italia e Austria senza mai abbandonare il suo abito, segno della fiducia che le autorità ecclesiastiche e secolari riponevano nelle sue doti musicali e spirituali.

Le opere

La produzione di Massaino comprende oltre venti libri di mottetti, diverse messe e raccolte di madrigali. Particolarmente note sono le Messe a 4, 5 e 6 voci e i Madrigali a cinque voci, stampati a Venezia da Gardano. Scrisse anche canzoni strumentali, che testimoniano l’interesse per le nuove forme musicali. Le sue opere circolarono ampiamente e furono ristampate più volte, segno del grande apprezzamento che ricevette in vita.

Briciole di storia


L'ultima vittoria del Granduca

Ormai anziano e malato, colpito da un ictus che lo aveva semiparalizzato, Cosimo I de' Medici aveva di fatto lasciato le redini del governo al figlio Francesco. Nonostante ciò, nell'anno 1571 poté assistere al trionfo del suo progetto più ambizioso. Alla battaglia di Lepanto, la flotta della Lega Santa che sbaragliò i Turchi includeva dodici galee toscane. Quelle navi erano il frutto della sua visione, le aveva volute, finanziate e affidate al suo ordine militare, i Cavalieri di Santo Stefano, creato appositamente per difendere le coste e combattere gli infedeli. Dal suo ritiro, il Granduca, che aveva dedicato la vita a trasformare Firenze in una potenza, vide la sua flotta partecipare a una delle vittorie più decisive della storia europea.

Colosso scenografico di architetture palladiane, folla variopinta, banchetto in pompa magna.
Convito in casa di Levi (1575), Olio su tela di Paolo Veronese, Gallerie dell’Accademia, Venezia.
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