La vita
Nato a Capua nel 1856 e attivo tra Napoli e Bologna, Martucci appartiene alla stagione tardo-romantica: la sua maturità si colloca fra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, quando in Italia la musica strumentale, nonostante un persistente luogo comune storiografico, era pienamente viva accanto al melodramma.
Giuseppe Martucci (Capua, 6 gennaio 1856 – Napoli, 1º giugno 1909) fu compositore, pianista e direttore d’orchestra. Figlio del trombettista Gaetano Martucci e di Orsola Martucciello, mostrò precocemente un talento fuori scala: a soli otto anni teneva già concerti solistici al pianoforte.
Si formò al Conservatorio di Napoli: studiò pianoforte con Beniamino Cesi e composizione con Paolo Serrao. Divenne rapidamente un pianista di rilievo internazionale e la sua autorevolezza fu riconosciuta anche da Anton Rubinstein e Franz Liszt. Parallelamente sviluppò un’intensa attività direttoriale, che ebbe un peso decisivo nel suo profilo pubblico.
La sua fama è legata anche al ruolo di “mediatore culturale”: lavorò per mantenere alto l’orizzonte musicale italiano, promuovendo con forza il repertorio strumentale e sinfonico europeo.
Nel 1880 fu nominato docente al Conservatorio di Napoli; dal 1886 divenne direttore del Conservatorio di Bologna, incarico che lo pose al centro della vita musicale italiana. Tornò poi a Napoli, ricoprendo nuovamente il ruolo di direttore dal 1902. Tra i suoi allievi figurano, in particolare, Ottorino Respighi per la composizione e Giovanni Anfossi per il pianoforte, figure che testimoniano la vitalità della tradizione strumentale italiana tra Otto e Novecento.
Martucci scelse consapevolmente di non scrivere opere teatrali, una decisione rara per un autore italiano del suo tempo. Non per questo fu estraneo al teatro musicale, perché come direttore d’orchestra ebbe un ruolo importante nell’interpretazione del repertorio lirico.
Nel 1879 sposò Maria Colella, cui dedicò diverse composizioni, incluse le due sinfonie. Alcuni oggetti e documenti appartenuti al compositore sono oggi conservati al Museo Provinciale Campano, nella sua città natale.
Aneddoto
Un “sì” all’opera, e un “sì” all’Italia europea
Martucci non scrisse melodrammi, ma amò profondamente il teatro musicale e contribuì a far conoscere in Italia molte opere del repertorio europeo, compreso Wagner, allora considerato da molti quasi “impraticabile”. Insomma: niente sipari e pugnali in scena, ma una rivoluzione silenziosa dei gusti a colpi di partitura.La musica
Il linguaggio di Martucci si colloca nel tardo Romanticismo italiano: i suoi riferimenti affondano nelle innovazioni introdotte da Clementi, Mercadante, Pacini, Donizetti, Bellini e Mabellini, e nella tradizione violinistica e chitarristica rappresentata da Viotti, Paganini e Giuliani, più che nel sinfonismo di Brahms o Schumann. Non mancano tuttavia aperture verso le atmosfere delle nuove sinfonie d’opera e verso una tavolozza armonica ampia e colorata, che trova paralleli anche nella scrittura organistica di Petrali o Morandi. Questa matrice non gli impedì di sviluppare un profilo personale, in cui il sinfonismo convive con una cantabilità più vicina all'opera italiana.
Un caso emblematico è il Notturno in sol bemolle maggiore op. 70 (poi orchestrato): un brano di intensa liricità, costruito con controllo formale e timbrico, che mostra come Martucci sapesse ottenere una cantabilità crepuscolare senza scivolare nel sentimentalismo facile. Non a caso, Arturo Toscanini fu uno dei più convinti sostenitori della sua musica sinfonica, inserendola spesso nei suoi programmi. Anche Gian Francesco Malipiero riconobbe nella Seconda sinfonia un segnale del nuovo corso della musica italiana non operistica.
Il catalogo di Martucci comprende poco meno di un centinaio di opere: oltre ai lavori sinfonici, spiccano l’oratorio Samuel, il ciclo lirico La canzone dei ricordi, due concerti per pianoforte e orchestra, pagine cameristiche e una vasta produzione pianistica. Spesso densa e ben architettata, la sua scrittura conferma la statura internazionale della musica strumentale italiana, senza rinunciare a un’identità espressiva riconoscibile.
Le opere
Orchestra. Due sinfonie (Sinfonia n. 1 op. 75; Sinfonia n. 2 op. 81), due concerti per pianoforte e orchestra (op. 40; op. 66), oltre a pagine orchestrali come il Notturno op. 76 n. 1 e la Novelletta op. 82 n. 2 (orchestrata nel 1907).
Vocale. L’oratorio Samuel (1881, riveduto nel 1905) e il ciclo La canzone dei ricordi (in origine per voce e pianoforte, poi in versione con orchestra: op. 68a), oltre a raccolte di liriche da camera e romanze.
Pianoforte. Una produzione vastissima, dall’epoca giovanile fino agli ultimi anni: notturni, barcarole, capricci, pezzi caratteristici e pagine di più ampio respiro come sonate e cicli di variazioni (tra cui il Tema con variazioni op. 58).
Musica da camera. Sonata per violino e pianoforte, sonata per violoncello e pianoforte, due trii con pianoforte, quintetto con pianoforte e altre pagine che confermano la centralità del dialogo strumentale nel suo progetto estetico.
Briciole di storia
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