La vita
La sua breve carriera, dalla formazione alla prematura scomparsa, si colloca interamente nel primo Settecento, in un contesto in cui la solida struttura dell'Arcadia si fonde con la nuova eleganza del Rococò e le prime idee dell'Illuminismo.
Rosanna Scalfi Marcello emerge dalla vivace scena musicale veneziana del Settecento come una figura di notevole talento, sia come cantante che come compositrice. Iniziò la sua carriera come interprete di arie di battello, le popolari melodie che risuonavano sui canali di Venezia. Intorno al 1723, la sua abilità vocale attirò l'attenzione del nobile e celebre compositore Benedetto Marcello, che la prese come sua allieva di canto. Tra maestro e allieva nacque un profondo legame affettivo, che li portò a un'unione segreta.
Il 20 maggio 1728, Rosanna e Benedetto si sposarono clandestinamente. Questo matrimonio, tuttavia, violava le severe leggi della Repubblica di Venezia, che proibivano ai membri del patriziato di sposare persone di ceto comune. A causa di questo impedimento legale, la loro unione non fu mai ufficialmente riconosciuta. Alla morte di Benedetto nel 1739, il matrimonio fu dichiarato nullo e Rosanna fu ingiustamente esclusa dall'eredità del marito, affrontando un futuro incerto ma sostenuta dalla sua arte.
Nonostante le avversità personali, Rosanna continuò la sua carriera artistica. Nel 1742, si esibì con successo al Teatro San Salvatore, interpretando il ruolo di Arbace nell'Artaserse di Giuseppe Antonio Paganelli. Ma il suo talento non si limitava al canto: fu anche una pregevole compositrice, autrice di una raccolta di dodici cantate per contralto e basso continuo, per le quali scrisse anche la maggior parte dei testi. La sua figura è stata celebrata anche nell'opera Benedetto Marcello di Joachim Raff, dove il suo personaggio è interpretato da un mezzosoprano.
Aneddoto
Un Talento Riscoperto
Per secoli, le dodici raffinate cantate composte da Rosanna Scalfi furono attribuite al suo più celebre marito, Benedetto. Questa errata attribuzione, se da un lato ne celava il nome, dall'altro testimoniava l'altissima qualità della sua scrittura musicale. Solo in tempi recenti gli studi musicologici hanno fatto luce sulla vera paternità delle opere, restituendo a Rosanna il merito che le spetta e rivelando al mondo una compositrice di grande sensibilità e maestria.Le opere
L'eredità compositiva di Rosanna Scalfi Marcello è concentrata in una pregevole raccolta di dodici cantate per contralto e basso continuo, composte intorno al 1730. Questi lavori, inizialmente attribuiti al marito Benedetto, rivelano una scrittura matura e uno stile che, pur richiamando i modelli di Alessandro Scarlatti e del giovane Händel, si distingue per tratti di spiccata originalità.
Ogni cantata è strutturata con sapiente equilibrio, presentando tipicamente due arie separate da un recitativo. Spesso, anche la prima aria è introdotta da un recitativo, creando un flusso narrativo ed emotivo di grande efficacia. Le arie seguono la forma con da capo, in cui la sezione centrale esplora tonalità contrastanti prima di tornare al tema e alla tonalità principali, dimostrando una profonda padronanza della forma e dell'armonia. La scrittura vocale è elegante e pensata per valorizzare le qualità espressive della voce di contralto.
I titoli delle dodici cantate sono: Io ti voglio adorar; In questo giorno; Quand'io miro in oriente; Solcare il mar tranquillo; Dunque fia vero; Mirar quei chiari lumi; Arde quest'alma; Ferma, Fileno ingrato; Mio cor, alfin sei vinto; Arder di due pupille; Ecco il momento; Se mai non sieno.
Briciole di storia
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