La vita
La sua intera parabola artistica, dal periodo formativo alla piena maturità, si svolge coerentemente all'interno dell'Arcadia, di cui è stato uno dei più originali e importanti esponenti, in un'epoca in cui a questo stile si affiancano anche il gusto del Rococò e le idee dell'Illuminismo.
Nato a Venezia da una famiglia patrizia di grande prestigio culturale, Benedetto Giacomo Marcello crebbe in un ambiente dove l'arte era di casa. Il padre Agostino era un abile violinista e poeta, mentre la madre Paolina Cappello si dedicava alla poesia e al disegno. Insieme ai suoi fratelli, tra cui il talentuoso Alessandro, Benedetto fu immerso fin da giovane in un'atmosfera ricca di stimoli intellettuali e musicali. Sebbene il suo approccio iniziale al violino non fosse promettente, un aneddoto racconta che la sua determinazione si accese dopo un episodio di umiliazione, giurando di dedicarsi anima e corpo allo studio della musica per dimostrare il proprio valore.
La sua formazione musicale divenne rigorosa e appassionata. Sotto la guida di Francesco Gasparini, maestro di coro all'Ospedale della Pietà, Marcello approfondì la teoria e la composizione con una dedizione tale da metterne a rischio persino la salute. Non si limitò a studiare i contemporanei, ma trasse ispirazione dai grandi maestri del passato, come Palestrina, Monteverdi e Frescobaldi, costruendo un linguaggio musicale solido e personale. Studiò anche il clavicembalo, affinando la sua abilità pratica e teorica sugli scritti di Gioseffo Zarlino.
Parallelamente alla sua vocazione artistica, Marcello seguì il percorso d'onore riservato ai giovani patrizi veneziani. Intraprese la carriera di avvocato e ricoprì diverse cariche pubbliche, tra cui quella di provveditore a Pola e di camerlengo a Brescia. Tuttavia, visse questi impegni burocratici con un senso di frustrazione, considerandoli una routine arida e poco stimolante rispetto alla sua vera passione per la musica e la letteratura. Fu proprio a Brescia, durante l'esercizio delle sue funzioni, che si spense il giorno del suo cinquantatreesimo compleanno.
La sua vita sentimentale fu segnata dall'amore per Rosanna Scalfi, una sua allieva di canto di umili origini, che sposò segretamente nel 1728. A causa delle rigide leggi veneziane che vietavano i matrimoni tra nobili e popolani, la loro unione non fu mai riconosciuta ufficialmente, tanto che alla morte del compositore la vedova non poté ereditarne i beni. Nonostante le difficoltà, il loro legame testimonia la sua natura anticonformista e la sua dedizione agli affetti più sinceri.
Aneddoto
La Promessa Nata da una Caduta
Si narra che nella primavera del 1724, mentre passeggiava assorto nella chiesa dei Santi Apostoli a Venezia, una lastra tombale si ruppe sotto i suoi piedi, facendolo precipitare. Ferito e temendo per la propria vita a causa delle possibili infezioni, Marcello fece un voto: se fosse guarito, avrebbe messo in musica i Salmi. Mantenne la promessa, dando vita al suo capolavoro, l'Estro poetico-armonico.Le opere
L'opera che consacrò la fama di Benedetto Marcello in tutta Europa è l'Estro poetico-armonico, una monumentale raccolta che mette in musica i primi cinquanta Salmi nella parafrasi italiana di Girolamo Ascanio Giustiniani, pubblicata a Venezia tra il 1724 e il 1727. Quest'opera fu ammirata da giganti della cultura come Goethe e da compositori del calibro di Rossini e Verdi, e conobbe una celebre edizione in lingua inglese curata da Charles Avison.
La sua produzione, vasta e diversificata, testimonia un talento poliedrico. Scrisse oltre trecento cantate da camera per una o più voci, esplorando con raffinatezza le sfumature del sentimento umano. Tra queste spiccano titoli come Timoteo, Cassandra e Medea. La sua produzione sacra comprende anche quattro oratori, tra cui Joaz, su libretto di Apostolo Zeno, scritto per la corte imperiale di Vienna, e La Giuditta. Compose inoltre messe, un Requiem, Magnificat e mottetti, dimostrando una profonda padronanza delle forme sacre.
Sebbene nutrisse una scarsa simpatia per il melodramma del suo tempo, che criticò aspramente nel pamphlet satirico Il teatro alla moda (1720), Marcello compose anche per la scena. Tra i suoi lavori teatrali si ricordano il dramma per musica La fede riconosciuta (1707) e le serenate La morte d'Adone e Le nozze di Giove e Giunone.
Nel campo della musica strumentale, la sua produzione include concerti e sonate, tra cui dodici concerti a cinque con violino e violoncello obbligati e diverse sonate per flauto e violoncello, oltre a una ricca collezione di sonate per clavicembalo. La sua eredità comprende anche numerosi scritti letterari, tra cui raccolte di sonetti e poemi, che confermano la sua statura di intellettuale completo, capace di spaziare con eguale maestria tra le note e le parole.
Briciole di storia
I vizi degli italiani
In pieno Settecento, Pietro Calepio scrisse una Lettera sui costumi italiani che fu tradotta in francese e pubblicata nel 1728 sulla prestigiosa Bibliothèque Italique. In questo testo, che divenne molto noto, Calepio non si limitava a descrivere l'Italia in generale, ma denunciava con chiarezza e sincerità diversi vizi della società italiana. Tra le sue critiche più aspre vi fu il mal funzionamento degli istituti scolastici e, in particolare, l'ozio in cui viveva la maggior parte della nobiltà, ritenuto causa della sua dissolutezza. Denunciò anche la scarsa considerazione data al ruolo femminile.
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