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COMPOSITORI


La vita

Formatosi nell'ultima fase del Romanticismo, la sua lunga carriera lo porta a raggiungere la piena maturità artistica nel primo Novecento, un'epoca di avanguardie in cui convivono l'estetismo del Decadentismo, le suggestioni del Simbolismo e la rottura radicale del Futurismo.

Luigi Mapelli fu un apprezzato compositore e un'autorevole figura della didattica musicale milanese tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. Nato in un piccolo paese della provincia milanese da un umile campanaro, dimostrò fin da subito un grande talento, che lo portò a iscriversi al prestigioso Conservatorio di Milano nel 1872. Qui ebbe la fortuna di studiare con alcuni dei più importanti maestri dell'epoca, come Franco Faccio e Antonio Bazzini, diplomandosi con una sinfonia nel 1879.

La sua carriera ebbe una svolta decisiva nel 1884, quando partecipò alla prima edizione del Concorso Sonzogno, un'importante competizione destinata a scoprire nuovi talenti operistici. Con la sua opera in un atto Anna e Gualberto, su libretto di Ferdinando Fontana, Mapelli ottenne il primo premio, ex aequo con Guglielmo Zuelli. L'opera fu rappresentata con successo al Teatro Manzoni di Milano il 4 maggio dello stesso anno, consacrandolo come una delle più promettenti giovani leve del teatro musicale italiano.

Nonostante questo brillante esordio, Mapelli scelse di dedicare la maggior parte delle sue energie all'insegnamento. A partire dal 1885, infatti, divenne professore al Conservatorio di Milano, dove ricoprì le cattedre di armonia, contrappunto e fuga, diventando un punto di riferimento per generazioni di studenti, tra cui si ricordano Federico Caudana e Arturo Cadore. La sua produzione successiva si concentrò soprattutto sulla musica sacra, genere in cui espresse una profonda sensibilità e una solida preparazione tecnica. Le sue Melodie sacre furono pubblicate a cura di un suo grande estimatore, Lorenzo Perosi, e ancora oggi alcuni suoi mottetti fanno parte del repertorio della Cappella del Duomo di Milano.

Aneddoto


Dal campanile alla Scala

Figlio di un semplice campanaro di paese, Luigi Mapelli coltivò il suo talento con tenacia e passione, fino ad arrivare a vincere il primo Concorso Sonzogno nel 1884. La sua opera Anna e Gualberto trionfò in una competizione che vedeva in giuria figure come Amilcare Ponchielli e Giovanni Sgambati. Questo successo rappresentò una vera e propria favola per il giovane musicista, che vide il suo nome proiettato dai modesti campanili di Bellinzago ai prestigiosi palcoscenici di Milano.

Le opere

La produzione di Luigi Mapelli, sebbene non vastissima, si distingue per la sua eleganza e il suo rigore formale. Il suo lavoro più celebre è l'opera lirica Anna e Gualberto, un atto unico su libretto di Ferdinando Fontana con cui vinse il primo Concorso Sonzogno nel 1884. L'opera, rappresentata al Teatro Manzoni di Milano, gli valse l'ammirazione della critica e del pubblico, ma rimase la sua unica incursione significativa nel mondo del teatro musicale.

La sua attività compositiva si concentrò in seguito principalmente sulla musica sacra, un genere a lui particolarmente congeniale. Scrisse numerose opere di grande pregio, tra cui una solenne Messa di requiem per Vittorio Emanuele II (1899), il corale Norma Sanctorum per il centenario di San Gregorio Magno (1904), e un Salmo VIII a otto voci. La sua produzione liturgica comprende inoltre molti mottetti, antifone e inni, caratterizzati da una scrittura polifonica raffinata e da una profonda ispirazione spirituale. Alcuni di questi brani, come il Justus ut palma florebit e l'Ave Maria, sono ancora oggi apprezzati ed eseguiti.

Mapelli fu anche autore di musica sinfonica, con un'Ouverture (1875) e una Sinfonia (1879) composte durante gli anni del conservatorio, e di pregevoli composizioni vocali da camera. Tra queste si ricorda la raccolta Fantasie del core, premiata dall'Accademia Filarmonica di Bologna, e la romanza A Santa Maria di Oropa, resa celebre dall'interpretazione del grande tenore Francesco Tamagno.

Briciole di storia


Il coltello dell'anarchico

Il 17 novembre 1878, durante una visita a Napoli, il nuovo Re d'Italia, Umberto I, fu vittima del primo attentato a un sovrano dall'Unità. Mentre sfilava in carrozza scoperta tra la folla, un giovane cuoco anarchico, Giovanni Passannante, saltò sul predellino e tentò di pugnalarlo urlando "Viva la Repubblica universale!". Il Re riuscì a parare il colpo, rimanendo leggermente ferito a un braccio. Il Presidente del Consiglio, Benedetto Cairoli, che sedeva accanto a lui, si gettò sull'attentatore e fu ferito a una coscia. L'attentato, pur fallito, scosse profondamente il paese e rivelò l'esistenza di profonde tensioni sociali e politiche nascoste sotto la superficie dell'Italia umbertina.

Veduta urbana invernale, con carrozze, ombrelli e nebbia londinese. Tocchi brillanti.
Piccadilly (1875), Olio su tela di Giuseppe De Nittis, Collezione privata.
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