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COMPOSITORI


La vita

Formatosi nel pieno del Romanticismo maturo, la sua carriera lo porta a raggiungere la piena maturità artistica nel periodo del Realismo post-unitario, estendendosi fino all'epoca del Decadentismo e del Verismo.

Salvatore Auteri Manzocchi fu un'importante figura della scena musicale italiana a cavallo tra Otto e Novecento, apprezzato compositore d'opere e, soprattutto, un celebrato maestro di canto. Figlio d'arte, ricevette i primi rudimenti musicali dalla madre, la cantante Almerinda Mazzocchi, per poi perfezionarsi con maestri del calibro di Pietro Platania e Teodulo Mabellini. La sua profonda conoscenza della tecnica vocale divenne presto la sua cifra distintiva, portandolo a intraprendere una brillante carriera come insegnante di canto che lo vide protagonista nelle principali capitali europee, da Parigi a Vienna, da Budapest a Londra.

La sua fama di didatta era tale che persino Franz Liszt, dopo aver collaborato con lui, gli offrì la prestigiosa direzione del Conservatorio di Budapest, un incarico che Auteri Manzocchi, per amore dell'Italia, preferì declinare. Rientrato in patria, la sua reputazione lo portò a ottenere la cattedra di canto al Conservatorio di Parma, dove insegnò fino al 1910, anno in cui una grave malattia lo rese cieco. A Parma, su impulso di Arrigo Boito, istituì anche un corso speciale di "belcanto" per i compositori, affinché imparassero a scrivere valorizzando al meglio le potenzialità della voce umana. La sua vasta esperienza confluì nel trattato Il canto nella sua essenza artistica e scientifica, pubblicato postumo.

Come compositore, Auteri Manzocchi si dedicò principalmente al teatro d'opera. Il suo più grande successo fu Dolores, rappresentata a Firenze nel 1875, un'opera che, grazie anche all'aria "Sempre nei miei deliri", rimase a lungo in repertorio. Seguirono altre opere come Stella e Il Conte di Gleichen, che ottennero un buon successo. Nonostante la sua spiccata vena melodica, faticò ad adattarsi al nuovo gusto verista che si andava affermando, ma cercò comunque di modernizzare il suo stile, arricchendo la strumentazione e curando la coesione drammatica. La sua carriera si concluse con un'ultima opera, La Dame de Prévennes, su libretto di Luigi Illica, che purtroppo non vide mai le scene.

Aneddoto


Un maestro per i maestri

Durante il suo incarico al Conservatorio di Parma, Arrigo Boito, allora ministro, volle introdurre un nuovo e singolare insegnamento per gli studenti di composizione: un corso di "belcanto". L'idea era che i futuri operisti dovessero conoscere a fondo i segreti della voce per poter scrivere musica che ne esaltasse le qualità. Per questa cattedra così speciale, Boito scelse il più grande esperto che conoscesse: Salvatore Auteri Manzocchi, riconoscendogli una competenza unica nell'arte del canto.

Le opere

La produzione di Salvatore Auteri Manzocchi si concentra prevalentemente sul teatro d'opera, un genere che coltivò con passione per tutta la vita. Il suo esordio fu segnato da un immediato e duraturo successo: Dolores, rappresentata per la prima volta al Teatro della Pergola di Firenze il 23 febbraio 1875. L'opera, nata in parte da materiali di un precedente lavoro, Marcellina, fu scritta su misura per il celebre soprano Isabella Galletti Gianoli e conquistò il pubblico grazie alla sua forte carica drammatica e a una scrittura vocale di grande effetto.

In seguito, compose altre opere che furono rappresentate con buon esito in importanti teatri italiani ed europei. Tra queste si ricordano Il negriero, che debuttò a Barcellona nel 1878, e Stella, andata in scena al Teatro Municipale di Piacenza nel 1880. Uno dei suoi lavori più ambiziosi fu Il Conte di Gleichen, rappresentato al Teatro Dal Verme di Milano nel 1887. Con l'avvento del verismo, tentò di adeguare il suo stile, come dimostrano le sue ultime opere, Graziella (1894), scritta per l'inaugurazione del Teatro Nazionale di Milano su commissione dell'editore Sonzogno, e Severo Torelli (1903), rappresentata a Bologna. La sua ultima fatica, La Dame de Prévennes, su un prestigioso libretto di Luigi Illica, rimase purtroppo inedita.

Oltre al teatro, la sua produzione comprende diverse composizioni vocali da camera, che testimoniano la sua raffinata sensibilità melodica, e il balletto Alessandro il Magnanimo, scritto in collaborazione con Paolo Giorza. La sua opera più importante al di fuori del palcoscenico è però il suo trattato didattico, Il canto nella sua essenza artistica e scientifica, pubblicato postumo nel 1936 con una prefazione di Umberto Giordano, che raccoglie i frutti di una vita intera dedicata all'insegnamento dell'arte del belcanto.

Briciole di storia


La centralità dell'Italia

Il 17 novembre 1869 fu inaugurato con una cerimonia grandiosa il Canale di Suez, l'opera che univa il Mar Mediterraneo al Mar Rosso. Per l'Italia, l'evento ebbe un'importanza strategica enorme. Il progetto era stato sviluppato in modo decisivo dall'ingegnere italo-austriaco Luigi Negrelli e l'apertura del canale spostò l'asse dei commerci mondiali, che non dovevano più circumnavigare l'Africa. L'Italia, da posizione periferica, tornò ad essere centrale nelle rotte tra l'Oriente e l'Occidente. I porti di Genova, Napoli e Brindisi videro aumentare esponenzialmente il loro traffico, divenendo scali fondamentali per i commerci con le Indie e traendo un enorme beneficio economico e strategico da quell'impresa faraonica.

Capolavoro della pittura macchiaiola che raffigura un sereno momento di vita borghese, con un gruppo di donne che conversano all'ombra di un pergolato in attesa del caffè.
Il pergolato (1868), Olio su tela di Silvestro Lega, Pinacoteca di Brera, Milano.
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