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COMPOSITORI


La vita

La sua formazione si colloca in un fecondo incrocio di stili, in cui convivono Arcadia, Rococò e Illuminismo, mentre la sua piena maturità lo vede operare nel cuore del dibattito culturale settecentesco, tra l'eleganza dello stile rococò e lo spirito critico e riformatore dell'Illuminismo.

Gennaro Manna è stato uno dei più illustri rappresentanti della Scuola musicale napoletana del Settecento, un compositore la cui carriera si snodò tra i più prestigiosi teatri e le più importanti istituzioni musicali d'Italia. Appartenente a una vera e propria dinastia di musicisti, era nipote del celebre Francesco Feo, sotto la cui guida si formò al Conservatorio di Sant'Onofrio a Porta Capuana. Il suo talento per il teatro musicale emerse fin da subito, e il suo debutto come operista avvenne nel 1742 al Teatro Argentina di Roma con il Tito Manlio, un successo che gli spalancò le porte dei maggiori palcoscenici italiani.

L'anno seguente era già a Venezia, dove presentò al Teatro San Giovanni Grisostomo il Siroe re di Persia, consolidando la sua fama. Tornato a Napoli, la sua città natale, iniziò una rapida e brillante ascesa. Nel 1744 fu nominato maestro di cappella del Senato di Napoli e nel 1745 debuttò al prestigiosissimo Teatro San Carlo con l'Achille in Sciro, ottenendo un trionfo. La sua carriera fu un susseguirsi di incarichi di grande responsabilità: nel 1756, dopo la morte di Francesco Durante, vinse il concorso per il posto di primo maestro del Conservatorio di Santa Maria di Loreto, diventando così una delle figure chiave nella formazione delle nuove generazioni di musicisti.

Nel 1761, la sua autorità nel mondo musicale napoletano fu definitivamente consacrata con la nomina a maestro di cappella del Duomo di Napoli, succedendo allo zio Francesco Feo. Da quel momento, pur continuando a comporre per il teatro, dedicò gran parte delle sue energie alla musica sacra, scrivendo una quantità impressionante di oratori, messe e altra musica liturgica. A differenza di molti suoi contemporanei, Manna si dedicò esclusivamente all'opera seria, un genere che seppe arricchire con la sua eleganza stilistica, in un perfetto equilibrio tra la grazia dello stile galante e la solidità del nascente linguaggio pre-classico.

Aneddoto


Un concorso per la successione

Nel 1755, alla morte del venerato Francesco Durante, si liberò il posto di primo maestro del Conservatorio di Santa Maria di Loreto, una delle cariche più ambite di Napoli. Gennaro Manna fu inizialmente nominato "maestro provvisorio", ma per ottenere il titolo definitivo dovette affrontare un agguerrito concorso pubblico. Il 13 febbraio 1756, grazie al suo indiscusso talento e alla sua solida reputazione, Manna vinse la competizione, diventando ufficialmente il successore di Durante e consolidando il suo ruolo di guida della scena musicale napoletana.

Le opere

La produzione di Gennaro Manna si divide equamente tra il teatro d'opera e la musica sacra, due ambiti in cui eccelse con grande maestria. Fu un prolifico autore di opere serie, con un catalogo che conta più di tredici titoli rappresentati nei maggiori teatri italiani. Il suo percorso iniziò a Roma con Tito Manlio (1742) e proseguì a Venezia con Siroe re di Persia (1743). A Napoli, dove si svolse gran parte della sua carriera, scrisse capolavori per il Teatro San Carlo come Achille in Sciro (1745) e Lucio Vero (1745). Le sue opere, basate su libretti dei più importanti poeti dell'epoca come Metastasio e Zeno, furono rappresentate anche a Messina, Ferrara e Torino, a testimonianza della sua fama nazionale.

A partire dal 1761, con la nomina a maestro di cappella del Duomo di Napoli, la sua attività si concentrò sempre di più sulla musica sacra. In questo campo, Manna lasciò un'eredità imponente, con un vastissimo repertorio di oratori, messe, mottetti e composizioni liturgiche di ogni tipo. Tra gli oratori, si ricordano Gios re di Giuda (1747), Debora (1769) ed Esther (1770). La sua musica sacra, caratterizzata da una grande solennità e da una scrittura vocale di straordinaria eleganza, rappresenta uno dei vertici della tradizione napoletana del tardo Settecento. Il suo stile, che unisce la ricchezza contrappuntistica a una sensibilità melodica tipica dello stile galante, lo colloca tra i più importanti compositori del suo tempo.

Briciole di storia

Scena affollata nel parlatorio del convento di San Zaccaria, animata da figure eleganti e da una luce vibrante.
Il Parlatorio delle monache di San Zaccaria (1745), Olio su tela di Francesco Guardi, Ca' Rezzonico, Venezia.
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