Salta al contenuto
COMPOSITORI


La vita

Formatosi in un'epoca di transizione in cui convivono Rococò, Illuminismo e Neoclassicismo, la sua maturità artistica si esprime pienamente nel gusto e nello stile neoclassico di fine Settecento.

Gaetano Manna fu un esponente di spicco della celebre dinastia musicale napoletana dei Manna, una famiglia che per generazioni contribuì alla vita artistica della città. Figlio del clavicembalista Giacinto Manna, crebbe in un ambiente ricco di stimoli musicali, che lo portò naturalmente a intraprendere gli studi presso il prestigioso Conservatorio di Santa Maria di Loreto. Qui ebbe la fortuna di formarsi con maestri di prim'ordine come Pietro Antonio Gallo e il rinomato Fedele Fenaroli, assorbendo i principi di quella Scuola napoletana che dominava la scena europea.

Terminata la sua formazione, nel 1778 gli si presentò un'occasione di grande prestigio: succedere a suo zio, il celebre Gennaro Manna, nella carica di maestro di cappella della Basilica della Santissima Annunziata Maggiore, una delle istituzioni musicali più importanti di Napoli. Questo incarico segnò l'inizio di una brillante carriera dedicata quasi interamente alla musica sacra. La sua reputazione di musicista colto e abile lo portò a ricoprire anche altri ruoli di rilievo, come quello di secondo maestro presso la Cattedrale di Napoli e di maestro di cappella all'Oratorio di San Filippo.

Nella sua produzione, Gaetano Manna si dimostrò un fedele continuatore dello stile dello zio Gennaro, specialmente nel trattamento elegante e virtuosistico delle parti vocali solistiche. La sua musica, caratterizzata da una solida scrittura e da una profonda sensibilità spirituale, lo colloca a pieno titolo tra le figure più rappresentative dell'ultima grande stagione della musica sacra napoletana del Settecento, insieme a maestri del calibro di Giovanni Paisiello e Nicola Antonio Zingarelli.

Aneddoto


Un'eredità di famiglia

Nel 1778, Gaetano Manna fu chiamato a ricoprire uno degli incarichi più ambiti di Napoli, quello di maestro di cappella della Santissima Annunziata. A renderlo ancora più speciale fu il fatto che quel posto era stato appena lasciato vacante dal suo illustre zio, Gennaro Manna. Assumere quel ruolo significò per Gaetano non solo un grande onore personale, ma anche il compito di portare avanti una vera e propria tradizione di famiglia, confermando il dominio della dinastia Manna nella vita musicale della città.

Le opere

La produzione musicale di Gaetano Manna si concentrò quasi esclusivamente sull'ambito sacro, un campo in cui seppe esprimere al meglio il suo talento e la sua solida formazione contrappuntistica. Il suo catalogo comprende opere di grande respiro, destinate alle più importanti istituzioni religiose di Napoli, per le quali ricoprì il ruolo di maestro di cappella. Tra le sue composizioni più significative si annovera l'oratorio Il trionfo di Maria Vergine, eseguito a Napoli nel 1783, un lavoro che testimonia la sua abilità nel genere drammatico-spirituale.

Compose inoltre una cantata per la celebrazione della traslazione del sangue di San Gennaro, patrono della città, eseguita nel 1788 su testo di G. di Silva. La maggior parte del suo lavoro è costituita da musica liturgica, tra cui numerose parti di messe, lamentazioni per la Settimana Santa, litanie, mottetti e inni. Tra i brani specifici si ricordano la Lezione terza del Venerdì Santo, una Litania per San Nicola la Carità del 1776 e una composizione vocale intitolata Tota pulcra del 1773. Le sue opere, scritte per soli, coro e orchestra, si distinguono per la cura nella scrittura vocale, seguendo l'elegante stile melodico che aveva reso celebre suo zio Gennaro.

Briciole di storia

Una veduta prospettica del Canale di Cannaregio, animata da gondole e figure, con il Ponte delle Guglie in lontananza.
Veduta del Canale di Cannaregio, Venezia (1777), Olio su tela di Francesco Guardi, National Gallery of Art, Washington D.C..
Pubblico dominio (CC0)