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COMPOSITORI


La vita

La sua formazione avviene in un'epoca ricca di stimoli, in cui convivono lo stile galante del Rococò e le istanze riformatrici dell'Illuminismo, mentre la sua piena maturità si colloca saldamente nel periodo del Neoclassicismo.

Vincenzo Manfredini fu un artista poliedrico e una figura di grande rilievo nella vita musicale del Settecento, capace di unire il talento del compositore a quello del teorico e del didatta. Figlio del celebre violinista Francesco Manfredini, ricevette la sua prima educazione musicale dal padre, per poi perfezionarsi con maestri del calibro di Giacomo Antonio Perti a Bologna e Gian Andrea Fioroni a Milano. Questa solida formazione gli aprì le porte di una carriera internazionale che lo avrebbe portato fino alla lontana Russia.

Nel 1757, insieme al fratello Giuseppe, cantante castrato, si unì a una compagnia d'opera italiana diretta a Mosca. Il suo talento non passò inosservato e ben presto entrò al servizio della corte imperiale di San Pietroburgo. Qui la sua ascesa fu rapida: divenne maestro di cappella del futuro zar Pietro III e, dopo la sua ascesa al trono nel 1762, fu nominato direttore della prestigiosa opera italiana di corte. Anche dopo la deposizione di Pietro, l'imperatrice Caterina II lo confermò nel suo incarico, sebbene l'arrivo del più celebre Baldassare Galuppi nel 1765 lo spinse a dedicarsi maggiormente all'insegnamento, diventando il maestro di clavicembalo del principe ereditario, il futuro zar Paolo I.

Nel 1769, forte di una pensione imperiale, tornò in Italia, stabilendosi a Bologna. Qui riprese la sua attività di compositore, scrivendo opere per i teatri di Bologna e Venezia, ma si dedicò soprattutto alla scrittura, pubblicando il suo trattato più importante, le Regole armoniche (1775). Quest'opera, un compendio di teoria e pratica musicale, suscitò un vivace dibattito con un altro grande didatta, Giovanni Battista Mancini. Nel 1798, il suo ex allievo, divenuto zar Paolo I, lo richiamò a San Pietroburgo. Manfredini accettò l'invito, ma morì l'anno seguente, chiudendo una vita straordinaria spesa tra le corti e i teatri d'Europa, al servizio della musica e della sua divulgazione.

Aneddoto


Il richiamo dello Zar

Dopo quasi trent'anni dal suo ritorno in Italia, Vincenzo Manfredini ricevette una lettera inaspettata. A scrivergli era il suo antico allievo di clavicembalo, Pavel Petrovič, nel frattempo divenuto Paolo I, Zar di tutte le Russie. Il nuovo imperatore non aveva dimenticato il suo vecchio maestro e lo invitava a tornare a San Pietroburgo. Manfredini, ormai anziano, accettò l'invito e intraprese il lungo viaggio verso la Russia nel 1798, un gesto che testimonia il profondo e duraturo legame di stima e affetto che si era creato tra l'artista italiano e il futuro sovrano.

Le opere

La produzione di Vincenzo Manfredini è vasta e diversificata, a testimonianza di una personalità artistica curiosa e versatile. Il suo catalogo comprende opere, balletti, musica sacra e un'abbondante produzione strumentale. Durante il suo lungo soggiorno in Russia, compose diverse opere per la corte imperiale, tra cui Semiramide riconosciuta (1760) e L'Olimpiade (1762), entrambe su libretto di Metastasio, e Carlo Magno (1763), su testo di L. Lazzaroni. Questi lavori, insieme a numerose cantate e balletti, animarono la vita musicale della corte di San Pietroburgo, contribuendo a diffondere il gusto italiano nell'impero russo.

Tornato in Italia, tentò di affermarsi anche sui palcoscenici nostrani con le opere Armida, rappresentata a Bologna nel 1770, e Artaserse, data a Venezia nel 1772. Nonostante il successo di queste rappresentazioni, la sua attenzione si spostò progressivamente verso la musica strumentale e la teoria. Pubblicò sei sinfonie, sei sonate per clavicembalo e una raccolta di quartetti per archi, che mostrano la sua adesione a uno stile classico elegante e ben strutturato.

L'eredità più duratura di Manfredini è forse legata alla sua attività di teorico. Le sue Regole armoniche, o sieno Precetti ragionati per apprendere i principj della musica (1775) divennero un testo di riferimento per lo studio della composizione e dell'accompagnamento al clavicembalo. L'opera fu così importante da essere tradotta in russo e fu oggetto di un'edizione ampliata nel 1797, in cui l'autore aggiunse nuove sezioni sul canto e il contrappunto, dialogando a distanza con le teorie dei più importanti maestri del suo tempo.

Briciole di storia


L'Accademia dei Pugni

Giovanni Battista Biffi fu un esponente di spicco dell'Illuminismo lombardo e fece parte, intorno al 1760, dei fondatori della celebre Accademia dei Pugni di Milano, insieme a Cesare Beccaria e ai fratelli Verri. Il nome di quell'Accademia derivava dal fatto che i membri erano così appassionati e veementi nelle loro discussioni intellettuali da arrivare spesso a prendersi letteralmente a pugni pur di difendere le proprie tesi progressiste.

Scena di un miracolo affollata, dinamica, ambientata in riva al mare e immersa in una luce drammatica.
Miracolo di un santo domenicano (1763), Olio su tela di Francesco Guardi, Museo d'arte della Svizzera italiana, Lugano.
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