La vita
La sua carriera, sia nella fase formativa che in quella della maturità, si colloca in un fecondo crocevia culturale di metà Settecento in cui convivono e si influenzano a vicenda l'eleganza dello stile Rococò e le prime istanze razionaliste dell'Illuminismo.
Filippo Manfredi è stato uno dei più acclamati virtuosi di violino del Settecento, un artista la cui fama e abilità tecnica lo resero celebre in tutta Europa. Nato a Lucca in una famiglia di musicisti, iniziò la sua formazione in un ambiente ricco di stimoli, studiando con figure di primo piano come Pietro Nardini a Livorno. Già da bambino mostrò un talento precoce, cantando nel coro della Festa di Santa Croce, e ben presto si affermò come violinista, ottenendo nel 1758 il prestigioso incarico di primo violino della Cappella Palatina di Lucca.
La sua carriera non si limitò alla città natale. Manfredi fu un musicista cosmopolita, costantemente in viaggio tra Lucca, Genova, dove era un apprezzato direttore d'orchestra e insegnante, e le principali corti europee. La sua abilità era tale che divenne presto famoso, tanto da poter richiedere compensi molto elevati per le sue esibizioni. Il suo stile esecutivo era noto per l'audacia e l'innovazione, con una tecnica d'arco che esplorava nuove sonorità, avvicinandolo ai grandi virtuosi come Nardini e anticipando certi aspetti del violinismo paganiniano.
Il nome di Manfredi è indissolubilmente legato a quello del suo amico e conterraneo Luigi Boccherini. Insieme formarono un duo di eccezionale bravura che, a partire dal 1767, intraprese una lunga tournée europea, esibendosi a Genova, Nizza e Parigi. Sebbene la storiografia ottocentesca abbia favoleggiato sulla loro partecipazione, insieme a Nardini e Cambini, al primo quartetto d'archi della storia (il cosiddetto "Quartetto toscano"), la loro collaborazione come duo è storicamente certa e rappresenta uno dei sodalizi artistici più importanti del secolo. Dopo il periodo parigino, la loro carriera li portò in Spagna, dove Manfredi continuò a riscuotere successi, dedicando le sue sonate op. 1 all'erede al trono. Rientrato a Lucca, continuò la sua attività fino alla morte prematura, avvenuta nel 1777, lasciando il ricordo di un artista dal talento straordinario e dalla personalità inquieta e intraprendente.
Aneddoto
Il Quartetto Toscano: storia o leggenda?
Per molto tempo si è creduto che Filippo Manfredi, insieme a Pietro Nardini, Giuseppe Cambini e Luigi Boccherini, avesse formato il primo quartetto d'archi stabile della storia, il leggendario "Quartetto Toscano". La notizia, diffusa da Cambini stesso in un articolo del 1804, alimentò per tutto l'Ottocento il mito di una primogenitura italiana di questa importante forma cameristica. Oggi, però, gli storici ritengono quell'articolo inattendibile e, pur confermando i legami tra i musicisti, mettono in dubbio che il quartetto sia mai esistito come formazione stabile.Le opere
Della vasta produzione di Filippo Manfredi, legata alla sua intensa attività concertistica, ci è giunto purtroppo un numero esiguo di opere. La sua abilità compositiva si esprime principalmente nella musica da camera per il suo strumento, il violino. Il corpus principale delle sue opere è rappresentato dalle Sei sonate per violino e basso, op. 1, dedicate al principe Carlo delle Asturie e pubblicate a Parigi. Questi lavori, che circolarono ampiamente anche in copie manoscritte e in antologie dell'epoca, mostrano uno stile galante e una forma pre-classica, con un'inventiva melodica brillante e un grande virtuosismo tecnico.
Un'altra importante raccolta è quella delle cosiddette Sonate lucchesi, un ciclo di undici sonate per violino e basso conservate in un manoscritto presso il conservatorio di Lucca. Questi brani confermano le caratteristiche del suo stile: idee melodiche concise, grande attenzione agli abbellimenti e un'armonia che, pur nella sua eleganza, non rinuncia a esplorare modulazioni audaci. Una dodicesima sonata, oggi a Vienna, è stilisticamente così affine a queste da essere considerata da molti studiosi come il pezzo conclusivo della raccolta lucchese.
Recentemente sono state scoperte anche due sue composizioni sacre, un Vexilla regis e un Sacerdos et Pontifex, uniche testimonianze sopravvissute della sua produzione in questo campo. Altre opere, come un Piccolo trio e un Duetto notturno, gli sono state attribuite in passato, ma la loro paternità rimane oggi incerta e dibattuta tra gli studiosi, con alcuni che le assegnano all'amico Luigi Boccherini.
Briciole di storia
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