Salta al contenuto
COMPOSITORI


La vita

Formatosi nell'ultima fase del Romanticismo, la sua lunga carriera di direttore d'orchestra e compositore lo porta a raggiungere la piena maturità artistica nel periodo del Realismo post-unitario, estendendosi fino all'epoca del Decadentismo e del Verismo.

Nato a Orvieto in una famiglia di musicisti, Luigi Mancinelli mostrò fin da giovane un talento eccezionale. Dopo aver studiato violoncello e composizione a Firenze, intraprese un percorso che lo avrebbe consacrato come uno dei più autorevoli direttori d'orchestra della sua generazione. Il suo debutto sul podio, quasi casuale, avvenne a Perugia nel 1874 con una memorabile esecuzione dell'Aida, che immediatamente attirò l'attenzione dell'editore Ricordi e dell'impresario Jacovacci. Questo evento segnò l'inizio di una sfolgorante carriera che lo vide protagonista nei principali teatri italiani ed europei.

Assunto prima come maestro sostituto e poi come direttore stabile al Teatro Apollo di Roma, si distinse per l'ampiezza e la raffinatezza del suo repertorio, in cui spiccavano le opere di Wagner, come il Lohengrin, e i capolavori verdiani. Il suo rigore interpretativo, la profonda conoscenza della partitura e il carisma con cui guidava l'orchestra, spesso a memoria, lo resero una figura di riferimento. Tra il 1881 e il 1886 fu a Bologna, dove ricoprì ruoli di primo piano: direttore del Teatro Comunale, del Liceo Musicale e maestro di cappella in San Petronio, portando l'orchestra cittadina a un livello di eccellenza riconosciuto a livello nazionale.

La sua fama superò presto i confini italiani. Dal 1886 iniziò un'intensa attività internazionale che lo vide impegnato come direttore artistico e musicale al Theatre Royal Drury Lane e al Covent Garden di Londra, e al Teatro Real di Madrid, dove introdusse per la prima volta la Carmen di Bizet. La sua presenza fu richiesta nei più importanti centri musicali del mondo, da New York a Buenos Aires, da Vienna a Varsavia, affermandosi come uno dei massimi divulgatori del repertorio operistico italiano e, soprattutto, del teatro musicale wagneriano, di cui fu interprete appassionato e rigoroso.

Accanto alla direzione, Mancinelli coltivò la composizione, sebbene con minor fortuna. La sua scrittura rivela una straordinaria padronanza dell'orchestrazione e una sensibilità timbrica raffinata, influenzata dal sinfonismo tedesco ma capace di originali soluzioni. Pur essendo considerato un compositore minore, le sue opere liriche, come Paolo e Francesca, e le sue composizioni sinfoniche, tra cui le celebri Scene veneziane, testimoniano un'arte colta e un forte desiderio di aggiornamento culturale, aperto alle correnti poetiche e musicali europee. La sua eredità artistica è quella di un musicista completo, che seppe coniugare il rigore esecutivo con una profonda sensibilità creativa.

Aneddoto


Un debutto inaspettato

La sua carriera di direttore d'orchestra iniziò quasi per caso. Nel 1874, a Perugia, era stato ingaggiato come primo violoncello al Teatro Morlacchi per l'allestimento dell'Aida. All'improvviso, il direttore titolare si ammalò e Mancinelli, con grande audacia e sicurezza, si offrì di sostituirlo. Salì sul podio e diresse l'opera a memoria, ottenendo un successo strepitoso che diede il via alla sua leggendaria carriera.

Le opere

L'attività compositiva di Luigi Mancinelli si estese a diversi generi, dal teatro alla musica sinfonica, fino alle colonne sonore per il cinema muto. Le sue opere liriche, pur non raggiungendo la popolarità di quelle dei suoi contemporanei, rivelano una scrittura raffinata e una profonda sensibilità drammatica. La prima, Isora di Provenza, andò in scena al Teatro Comunale di Bologna il 2 ottobre 1884, su libretto di Angelo Zanardini. Seguì Ero e Leandro, su un pregevole libretto di Arrigo Boito, che debuttò in forma di concerto al Festival di Norwich l'8 ottobre 1896 e in forma scenica al Teatro Real di Madrid il 30 novembre 1897. L'opera più nota rimane Paolo e Francesca, un atto unico su libretto di Arturo Colautti, rappresentata per la prima volta l'11 novembre 1907 al Comunale di Bologna. Lasciò inoltre un'opera incompiuta, Sogno di una Notte d'Estate, su testo di Fausto Salvadori.

Mancinelli dedicò parte del suo talento anche alla musica per il teatro di prosa, componendo le musiche di scena per i drammi Messalina (1876) e Cleopatra (1877) di Pietro Cossa, e per il bozzetto Tizianello (1895) di Erik Lumbroso. Nel campo della musica sacra non liturgica scrisse due importanti cantate su versi di Giuseppe Albini: Isaia, eseguita a Norwich nel 1887, e Sancta Agnes, presentata nella stessa città nel 1905.

La sua produzione sinfonica è forse quella che meglio esprime la sua abilità di orchestratore. La suite Scene veneziane, eseguita per la prima volta a Madrid nel 1889, è ancora oggi apprezzata per la sua brillantezza timbrica e il suo potere evocativo. A questa si aggiungono la suite Riflessi e paesaggi del 1902 e l'Ouverture romantica del 1908. Negli ultimi anni della sua carriera, si cimentò con il nascente linguaggio cinematografico, componendo le colonne sonore per i film Frate Sole di Mario Corsi (1918) e Giuliano l'apostata di Ugo Falena (1920), contribuendo a nobilitare il rapporto tra musica e immagine.

Briciole di storia


Arriva l'imposta sul macinato

Per risanare le disastrate finanze dello Stato, nel 1868 il governo italiano introdusse la "tassa sul macinato", imposta sulla macinazione dei cereali che faceva aumentare il prezzo del pane e della polenta, alimenti base per la sopravvivenza delle classi più povere. Un contatore meccanico veniva applicato alle macine dei mulini per contare i giri e determinare l'imposta da pagare. La tassa, entrata in vigore all'inizio del 1869, fu percepita come un'ingiustizia intollerabile, una "tassa sulla miseria", e scatenò in tutto il Paese un'ondata di violente rivolte popolari, represse più volte nel sangue dall'esercito.

Scena di vita moderna ambientata nel Bois de Boulogne, che ritrae una donna sensuale seduta su una panchina, esempio del primo periodo parigino dell'artista.
Sulla panchina al Bois (1872), Olio su tavola di Giovanni Boldini, Collezione privata.
Pubblico dominio (Commons)