La vita
Formatosi nel pieno del Romanticismo risorgimentale, la sua lunga carriera lo porta a raggiungere la piena maturità artistica nel periodo del Realismo post-unitario.
Nato a Rovigo, Francesco Malipiero fu una figura di rilievo nel panorama musicale veneto dell'Ottocento. La sua formazione si svolse presso il Conservatorio di Venezia, dove affinò il suo talento compositivo, guadagnandosi la stima di una delle massime autorità musicali dell'epoca, Gioachino Rossini. Questo apprezzamento da parte del grande pesarese testimonia la qualità e l'originalità della sua musica, che seppe distinguersi in un'epoca dominata da giganti dell'opera.
La sua carriera fu particolarmente legata al Teatro La Fenice di Venezia, per il quale compose diverse opere che furono accolte con successo. Oltre al teatro lirico, la sua produzione fu vasta e variegata, includendo composizioni sinfoniche, arie da camera e brani di musica sacra. Le sue opere circolarono nei principali teatri italiani, consolidando la sua fama a livello nazionale.
Accanto all'attività di compositore, Malipiero fu un insegnante di musica e canto molto apprezzato, contribuendo alla formazione di nuove generazioni di musicisti. La sua eredità artistica proseguì anche in famiglia: il figlio Luigi divenne a sua volta un valente pianista e direttore d'orchestra, mentre il nipote, Gian Francesco Malipiero, sarebbe diventato uno dei più importanti e innovativi compositori italiani del Novecento.
Aneddoto
L'apprezzamento di Rossini
In un'epoca in cui il giudizio di Gioachino Rossini poteva decretare il successo o l'insuccesso di un compositore, Francesco Malipiero ebbe il privilegio di godere della sua stima incondizionata. Il grande maestro pesarese, noto per il suo spirito critico e la sua profonda conoscenza del teatro musicale, riconobbe pubblicamente il talento del più giovane collega. Questo apprezzamento non fu solo un onore personale per Malipiero, ma anche una testimonianza del valore della sua musica, capace di distinguersi per eleganza e originalità nel fervido panorama operistico dell'Ottocento.Le opere
La produzione di Francesco Malipiero si concentra principalmente sul teatro d'opera, con una serie di lavori che ottennero un buon successo nei teatri del nord Italia. Il suo esordio avvenne nel 1841 al Teatro Nuovissimo di Padova con il dramma serio Giovanna prima Regina di Napoli. A questa seguì l'opera Attila, rappresentata al Teatro Apollo di Venezia nel 1845; per evitare confusioni con l'omonima e celeberrima opera di Giuseppe Verdi, l'editore Ricordi la rinominò successivamente Ildegonda di Borgogna.
Il suo legame con il Teatro La Fenice di Venezia fu particolarmente fruttuoso. Qui presentò con successo Alberigo da Romano il 26 dicembre 1846, un dramma serio che consolidò la sua fama. Seguì, nel 1851, Fernando Cortez, un melodramma che vantava un cast stellare con interpreti del calibro di Teresa Brambilla, Raffaele Mirate e Felice Varesi. La sua ultima fatica teatrale nota fu il melodramma fantastico Linda d'Isphahan, che debuttò alla Fenice il 1º aprile 1871, con protagonisti due celebri cantanti come Teresa Stolz e Achille De Bassini. Oltre a un'opera inedita, Ester d'Engaddi, il suo catalogo include anche composizioni sinfoniche, arie da camera e musica sacra.
Briciole di storia
Le Cinque Giornate di Milano
Il 18 marzo 1848, la notizia delle insurrezioni di Vienna arrivò a Milano, e la città insorse contro la guarnigione austriaca del maresciallo Radetzky. Iniziarono così le "Cinque Giornate di Milano". Fu una lotta di popolo, combattuta strada per strada, con barricate improvvisate, lanci di tegole dai tetti e assalti alle postazioni nemiche. Borghesi, operai, studenti e persino preti, guidati da un consiglio di guerra diretto da Carlo Cattaneo, si unirono in una battaglia disperata. Il 22 marzo, dopo cinque giorni di combattimenti eroici che costarono la vita a circa 400 milanesi, l'esercito austriaco, una delle più grandi potenze militari d'Europa, fu costretto a ritirarsi dalla città. La vittoria di Milano accese la miccia della Prima Guerra d'Indipendenza.
Pubblico dominio (Commons)