La vita
Non essendo nota la data di morte, non è possibile definire il suo periodo di maturità; tuttavia, la sua formazione si colloca pienamente nel periodo dell'Arcadia.
Formatosi al prestigioso Conservatorio della Pietà dei Turchini sotto la guida di maestri come Nicola Fago, Giuseppe de Majo emerse come una delle figure centrali della scena musicale napoletana del Settecento. La sua carriera iniziò nel teatro comico, debuttando con successo nel 1725 al Teatro dei Fiorentini con l'opera buffa Lo finto laccheo. Il suo talento gli aprì le porte della Cappella Reale di Napoli, dove entrò nel 1736 come organista soprannumerario.
La sua ascesa raggiunse l'apice nel 1744, quando, alla morte di Leonardo Leo, fu indetto un concorso per il posto di maestro della Cappella Reale. La competizione era formidabile: tra i candidati figuravano giganti come Nicola Porpora e Francesco Durante. Nonostante il parere della commissione, che includeva musicisti del calibro di Johann Adolf Hasse, fu grazie al sostegno decisivo della regina Maria Amalia di Sassonia che de Majo ottenne l'ambitissima carica.
Questo incarico segnò una svolta nella sua produzione. Da quel momento, pur senza abbandonare del tutto il teatro, si dedicò principalmente alla composizione di musica sacra per le esigenze della corte, un ruolo che mantenne con grande prestigio fino alla sua morte. Fu anche il padre di Gian Francesco de Majo, che sarebbe diventato a sua volta un celebre compositore, seguendo le orme paterne nella vibrante tradizione della scuola musicale napoletana.
Aneddoto
Un concorso reale
Nel 1744, la nomina del nuovo maestro della Cappella Reale di Napoli si trasformò in una vera e propria sfida tra titani. A contendersi il posto c'erano i più grandi nomi della scuola napoletana, tra cui Nicola Porpora e Francesco Durante. Giuseppe de Majo, considerato meno favorito, aveva dalla sua un'alleata potentissima: la regina Maria Amalia. Nonostante il parere contrario di una commissione di esperti presieduta da Johann Adolf Hasse, fu proprio l'intervento della sovrana a garantirgli la vittoria, dimostrando come, nel Settecento, il favore reale potesse essere più decisivo di qualsiasi giuria.Le opere
La produzione di Giuseppe de Majo, esponente della scuola musicale napoletana, si articola principalmente tra il teatro e la musica sacra. Iniziò la sua carriera come autore di opere buffe per i teatri della sua città, tra cui si ricordano Lo finto laccheo del 1725, Lo vecchio avaro del 1727 e La baronessa, ovvero Gli equivoci del 1729. La sua abilità nel genere comico lo rese uno dei compositori più apprezzati dal pubblico napoletano dell'epoca.
Con l'aumentare del suo prestigio, si dedicò anche all'opera seria. Per il Teatro San Carlo compose Arianna e Teseo nel 1747 e Semiramide riconosciuta nel 1751, su libretto di Pietro Metastasio. La sua produzione include anche serenate e componimenti celebrativi, come Il sogno d'Olimpia, basato sull'Orlando furioso e scritto da Ranieri de' Calzabigi.
Dopo la nomina a maestro della Cappella Reale, la sua attività si concentrò sulla musica sacra. Tra i suoi lavori liturgici si annoverano un oratorio, Agata, eseguito a Gallipoli nel 1752, un mottetto per le anime del Purgatorio, un Salve Regina, e diverse altre composizioni come un Dixit a otto voci e un concerto per due violini del 1726, che dimostrano la sua versatilità e la sua solida preparazione contrappuntistica.
Briciole di storia
I vizi degli italiani
In pieno Settecento, Pietro Calepio scrisse una Lettera sui costumi italiani che fu tradotta in francese e pubblicata nel 1728 sulla prestigiosa Bibliothèque Italique. In questo testo, che divenne molto noto, Calepio non si limitava a descrivere l'Italia in generale, ma denunciava con chiarezza e sincerità diversi vizi della società italiana. Tra le sue critiche più aspre vi fu il mal funzionamento degli istituti scolastici e, in particolare, l'ozio in cui viveva la maggior parte della nobiltà, ritenuto causa della sua dissolutezza. Denunciò anche la scarsa considerazione data al ruolo femminile.
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