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COMPOSITORI


La vita

Formatosi all'inizio del periodo dell'Arcadia, la sua lunga carriera lo porta a raggiungere la piena maturità in un'epoca di grande ricchezza stilistica, in cui la solidità arcadica si fonde con l'eleganza del Rococò e con le nuove idee dell'Illuminismo.

Formatosi nella vibrante Venezia del primo Settecento, Luigi Madonis fu un violinista e compositore di grande talento, la cui arte risente della probabile influenza del suo maestro, Antonio Vivaldi. La sua carriera fu caratterizzata da un'intensa attività concertistica che lo portò a viaggiare per tutta Europa. Negli anni Venti del Settecento, si esibì con successo a Breslavia e a Bruxelles, fino ad approdare a Parigi nel 1729, dove suonò per i prestigiosi Concert Spirituel e si trattenne per qualche tempo al servizio dell'ambasciatore della Repubblica di Venezia.

La capitale francese fu un trampolino di lancio per la sua carriera di compositore: qui, nel 1731, diede alle stampe la sua prima raccolta di sonate, che gli permise di farsi conoscere a livello internazionale. La sua fama di virtuoso e abile musicista non passò inosservata, tanto che, dopo il suo ritorno a Venezia, fu raggiunto da un emissario dell'imperatrice Anna I di Russia. L'invito era di quelli irrinunciabili: entrare a far parte della rinomata orchestra di corte a San Pietroburgo.

Nel 1733, insieme al fratello, anch'egli musicista, Madonis si trasferì nella capitale russa, dove la sua carriera raggiunse l'apice. Divenne una figura centrale della vita musicale di corte, tanto che, dopo l'ascesa al trono della zarina Elisabetta, fu nominato Kappelmeister. Si ritirò dall'attività solo nel 1767, dopo aver trascorso oltre trent'anni al servizio dell'impero russo, contribuendo a portare lo stile e il virtuosismo italiano nel cuore di una delle più sfarzose corti europee.

Aneddoto


Da Vivaldi alla corte degli zar

Dopo essersi affermato come violinista virtuoso nei più importanti centri musicali europei, da Venezia a Parigi, Luigi Madonis ricevette un invito che avrebbe cambiato la sua vita. Un emissario dell'imperatrice Anna I di Russia lo raggiunse a Venezia con la proposta di trasferirsi a San Pietroburgo per entrare a far parte dell'orchestra imperiale. Madonis accettò, lasciando i canali di Venezia per il fasto della corte russa, dove il suo talento fu così apprezzato da garantirgli una lunga e onorata carriera fino alla nomina a Maestro di Cappella.

Le opere

La produzione compositiva di Luigi Madonis, per quanto oggi nota, si concentra principalmente sul repertorio per il suo strumento, il violino. La sua prima opera data alle stampe fu una raccolta di sonate, pubblicata a Parigi intorno al 1731, durante il suo soggiorno nella capitale francese. Questo lavoro contribuì a consolidare la sua fama di compositore oltre che di esecutore virtuoso.

L'opera più significativa e storicamente più importante di Madonis è la raccolta di dodici composizioni per violino e basso continuo, da lui definite "sinfonie", pubblicata a San Pietroburgo nel 1738. Dedicata all'imperatrice Anna I, questa collezione non solo rappresenta un vertice del suo stile, che unisce la cantabilità italiana a una solida scrittura contrappuntistica, ma è anche uno dei rarissimi esempi di musica data alle stampe in Russia in quel periodo, testimoniando il prestigio e il ruolo di primo piano che il compositore veneziano aveva raggiunto presso la corte imperiale.

Briciole di storia


I vizi degli italiani

In pieno Settecento, Pietro Calepio scrisse una Lettera sui costumi italiani che fu tradotta in francese e pubblicata nel 1728 sulla prestigiosa Bibliothèque Italique. In questo testo, che divenne molto noto, Calepio non si limitava a descrivere l'Italia in generale, ma denunciava con chiarezza e sincerità diversi vizi della società italiana. Tra le sue critiche più aspre vi fu il mal funzionamento degli istituti scolastici e, in particolare, l'ozio in cui viveva la maggior parte della nobiltà, ritenuto causa della sua dissolutezza. Denunciò anche la scarsa considerazione data al ruolo femminile.

Natura morta di Cristoforo Munari, caratterizzata da una composizione ricca e articolata, nello stile tipico del Primo settecento. Su un tavolo coperto da un drappo rosso sono disposti in disordine studiato dei libri, delle preziose porcellane cinesi, che sono quasi una sua firma, un piatto carico di frutta, un cofanetto misterioso e altri oggetti. La luce teatrale esalta la diversa resa delle superfici, creando un'atmosfera opulenta, ma anche intima.
Libri, porcellane cinesi, vassoio di frutta (1710), Olio su tela di Cristoforo Munari, collezione d’arte della Fondazione Manodori, Reggio Emilia.
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