La vita
Formatosi nel pieno del Barocco, la sua lunga carriera lo porta a raggiungere la maturità artistica in un'epoca di profonda transizione stilistica, che vede l'affermarsi dei nuovi ideali razionalisti dell'Arcadia.
Nato a Venezia, Teofilo Macchetti unì la vita monastica a un'instancabile passione per la musica e la sua storia. Entrato nell'Ordine Benedettino, fu assegnato al monastero di Rovigo, ma il suo desiderio di conoscenza lo portò a intraprendere numerosi viaggi di ricerca a Venezia e a Roma, dove trascorse quattro anni immerso nello studio. Successivamente, unitosi ai monaci camaldolesi, si stabilì a Pisa, città che divenne il centro della sua lunga e operosa carriera. Nel 1681 fu nominato maestro di cappella del Duomo, un incarico che mantenne per tutta la vita.
A Pisa, Macchetti non solo sovrintese a tutta l'attività musicale della cattedrale, ma si dedicò con passione all'insegnamento, formando allievi illustri come Giovan Carlo Maria Clari. La sua vera vocazione, tuttavia, fu la ricerca musicologica. Non smise mai di viaggiare per studiare la musica del passato, visitando archivi e biblioteche a Volterra, Siena e in altre città toscane. Questa sua attività di studioso lo rende una figura di eccezionale importanza, un vero e proprio precursore della storiografia musicale in Italia.
Aneddoto
Il diario del maestro di cappella
Durante i suoi lunghi anni di servizio come maestro di cappella a Pisa, Teofilo Macchetti tenne un diario meticoloso intitolato Conti di musiche. In questo prezioso documento, oggi conservato alla Biblioteca Universitaria di Pisa, egli non annotava solo questioni amministrative, ma descriveva con dovizia di particolari le musiche eseguite, le sue lezioni e le prassi esecutive dell'epoca. Grazie a questi suoi appunti, possediamo una testimonianza diretta e insostituibile della vita musicale quotidiana in una cattedrale italiana tra Sei e Settecento.Le opere
L'eredità di Teofilo Macchetti è affidata più ai suoi scritti che alle sue composizioni musicali. Le sue opere teoriche, infatti, lo collocano tra i pionieri della musicologia. Di fondamentale importanza sono le Curiosità musicali, un trattato scritto a partire dal 1711, in cui Macchetti analizzò con spirito critico la storia della musica, basandosi su fonti antiche e dimostrando una conoscenza profonda della trattatistica medievale e rinascimentale. L'opera è un documento prezioso perché rappresenta uno dei primi tentativi in Italia di scrivere una vera e propria storia della musica, anticipando di decenni il celebre trattato di Padre Martini, che infatti lo considerò un punto di riferimento essenziale.
Un'altra fonte inestimabile è il suo diario, i Conti di musiche, che offre uno spaccato vivido e dettagliato dell'attività di un maestro di cappella del suo tempo. Per quanto riguarda la sua produzione musicale, sebbene dai diari risulti che fosse cospicua, oggi ci sono pervenute solo poche opere. Tra queste, i Sacri concerti di salmi, dati alle stampe a Bologna nel 1687, e i Responsori della liturgia dei defunti. Si presume che altre sue composizioni possano trovarsi, in forma autografa o in copia, presso l'Archivio Musicale dell'Opera Primaziale Pisana, testimoniando un'attività compositiva che attende ancora di essere pienamente riscoperta.