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COMPOSITORI


La vita

La sua intera parabola creativa, dalla formazione alla piena maturità, si svolge coerentemente all'interno del grande alveo del Romanticismo italiano, spingendosi fino alle soglie del Realismo post-unitario.

Emanuele Krakamp è stato uno dei più illustri flautisti e compositori italiani dell'Ottocento, una figura poliedrica che unì al talento musicale un forte impegno civile e culturale. Nato a Palermo, iniziò gli studi musicali con il padre Francesco, per poi trasferirsi a Napoli, città che divenne il centro della sua brillante carriera. A partire dal 1841, ricoprì il prestigioso incarico di primo flauto nell'orchestra del Conte di Siracusa e, successivamente, divenne ispettore e poi, dal 1860, insegnante di strumenti a fiato presso il Conservatorio di San Pietro a Majella.

La sua fama di concertista superò i confini nazionali: si esibì con grande successo in tutta Europa e persino in America, portando la sua arte anche in città come Tunisi, Alessandria d'Egitto e Il Cairo. Oltre all'attività di esecutore e didatta, Krakamp fu un uomo dai molteplici interessi: si dedicò all'impresariato teatrale, fu un profondo conoscitore della musica per banda e partecipò attivamente alla vita politica del suo tempo.

Il suo impegno per la diffusione della musica strumentale fu notevole. Insieme a un gigante come Saverio Mercadante, fu nominato socio onorario della Società del Quartetto di Firenze, un'istituzione fondamentale per la promozione della musica da camera in Italia. La sua eredità è celebrata ancora oggi attraverso un importante concorso flautistico che si tiene a Benevento e che porta il suo nome, a testimonianza del suo ruolo fondamentale nella storia del flauto in Italia.

Aneddoto


Pioniere del flauto moderno

Emanuele Krakamp fu un vero innovatore, essendo stato il primo flautista italiano ad adottare, già nel 1847, il flauto sistema Boehm, lo strumento che avrebbe rivoluzionato la tecnica e le possibilità espressive del flauto traverso.

Le opere

Emanuele Krakamp fu un compositore estremamente prolifico, con un catalogo che conta oltre trecento opere, pubblicate dai prestigiosi editori Ricordi a Milano e Girard a Parigi. La sua produzione è in gran parte dedicata al flauto, strumento di cui fu un virtuoso e un profondo innovatore.

Un capitolo fondamentale della sua produzione è rappresentato dalla didattica. Fu il primo in Italia a comprendere l'importanza del nuovo flauto sistema Boehm, per il quale scrisse il Metodo per il flauto cilindrico alla Boehm, pubblicato da Ricordi nel 1854. Questo trattato segnò una svolta, discostandosi dalla scuola francese per adattare la nuova tecnica allo stile cantabile tipico della tradizione operistica italiana. La sua attenzione alla pedagogia si estese anche ad altri strumenti, con la pubblicazione di metodi per clarinetto, fagotto, trombone e bombardino.

Per flauto e pianoforte scrisse un numero impressionante di fantasie, capricci e divertimenti basati sui temi delle opere più in voga dell'epoca, in particolare di Verdi, Bellini e Donizetti. Tra i brani più celebri si ricordano la Gran Fantasia sulla Norma op. 68, la Sesta fantasia sulla Sonnambula op. 70, e le numerose fantasie su Rigoletto. Compose anche pezzi originali di grande fascino, come le raccolte Un inverno a Parigi e Un'estate all'Ardenza, e brani dal forte impeto patriottico, come Ricordo dell'ingresso di Garibaldi a Napoli e I Cacciatori delle Alpi.

La sua produzione comprende anche musica da camera per diverse formazioni, come il duetto La serenata per due flauti e pianoforte op. 99 e il quartetto Il Maestro e gli allievi op. 100, oltre a brani per flauto e orchestra come la Fantasia Pastorale. Si dedicò inoltre alla musica vocale, con inni e romanze, e a composizioni per pianoforte, confermando la sua versatilità e il suo inesauribile estro creativo.

Briciole di storia


I "pifferi neri"

Nell'anno 1835, il musicista Giuseppe Verdi, allora ventiduenne, ottenne il suo primo incarico importante, diventando maestro di musica del comune di Busseto. Mentre iniziava la sua carriera, a Genova un giovane ufficiale dell'esercito sabaudo, Alessandro La Marmora, studiava un nuovo tipo di soldato. Voleva creare un corpo di fanteria d'élite, specializzato nel tiro di precisione e capace di muoversi a gran velocità. L'anno seguente, nel 1836, questo corpo sarà ufficialmente istituito con il nome di Bersaglieri. Caratterizzati dalla celebre corsa e dal cappello piumato, i Bersaglieri sarebbero diventati uno dei corpi più famosi e amati dell'esercito italiano.