Salta al contenuto
COMPOSITORI


La vita

Formatosi nel pieno dell'Arcadia, la sua maturità artistica si esprime in un contesto di grande ricchezza stilistica, in cui la solida struttura arcadica si confronta e si fonde con l'eleganza del Rococò e con le nuove idee dell'Illuminismo.

Orazio Pollarolo iuniore, noto anche come Pollaroli, nacque a Brescia intorno al 1695. Seguì le orme del padre Paolo e dello zio Carlo Francesco, entrambi musicisti. Ereditò la posizione di organista e maestro di cappella presso la Chiesa di San Francesco d'Assisi a Brescia, ricoprendo l'incarico con dedizione dal 1726 al 1752. Successivamente, dal 1737 al 1741, fu anche maestro di cappella presso la Chiesa dei Santi Nazaro e Celso, dove si tenevano gli incontri della Società di San Giovanni Nepomuceno e in Santa Maria in Calchera.

Aneddoto


Il maestro della congregazione

Orazio Pollarolo iuniore era un musicista molto stimato, tanto da attirare l'attenzione di un grande nome della musica italiana, Benedetto Marcello, che ne apprezzò il talento durante il periodo in cui Pollarolo fu organista presso la Congregazione della Pace a Brescia.

Le opere

La produzione di Orazio Pollarolo iuniore abbraccia diversi generi musicali, con un'attenzione particolare alla musica sacra e al teatro. Tra le sue opere sacre, si annoverano i Salmi per tutto l’anno a quattro voci con il basso per l’organo e violini se piace, Op. 1, pubblicati a Brescia nel 1738, la cui partitura, a lungo ritenuta perduta, è stata ritrovata in un archivio di Pavia. Successivamente, nel 1740, vennero stampate le sue Messe concertate a quattro voci… con violini, Op. 2, che si distinguono per l'uso dell'orchestra. Oltre a queste, compose tre cantate a due voci, pubblicate a Brescia nel 1727.

Nel campo dei drammi per musica, Pollarolo fu autore di due opere note: Orlando furioso (1725) e Il Venceslao, quest'ultima rappresentata a Mantova nel 1728 e riproposta a Brescia nel 1729. Partecipò anche alla realizzazione di L'Artabano, un pasticcio con musiche di vari compositori, tra cui Antonio Vivaldi, messo in scena a Mantova nel 1725.

Briciole di storia


I vizi degli italiani

In pieno Settecento, Pietro Calepio scrisse una Lettera sui costumi italiani che fu tradotta in francese e pubblicata nel 1728 sulla prestigiosa Bibliothèque Italique. In questo testo, che divenne molto noto, Calepio non si limitava a descrivere l'Italia in generale, ma denunciava con chiarezza e sincerità diversi vizi della società italiana. Tra le sue critiche più aspre vi fu il mal funzionamento degli istituti scolastici e, in particolare, l'ozio in cui viveva la maggior parte della nobiltà, ritenuto causa della sua dissolutezza. Denunciò anche la scarsa considerazione data al ruolo femminile.

Dipinto mitologico in stile Rococò che raffigura l'amore tra Venere, dea della bellezza, e Marte, dio della guerra, sorpresi da Cupido.
Venere e Marte (1723), Olio su tela di Giambattista Pittoni, Museo del Louvre, Parigi.
Pubblico dominio (Commons)