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COMPOSITORI


La vita

La sua formazione avviene in un fertile crocevia culturale in cui si intersecano Arcadia, Rococò e Illuminismo, mentre la sua lunga carriera lo porta a raggiungere la maturità in un'epoca in cui, accanto allo stile rococò e al pensiero illuminista, si affermano i nuovi e più severi ideali del Neoclassicismo.

Giacomo Insanguine, conosciuto anche come "Monopoli" dal nome della sua città natale, si affermò come un compositore e organista di notevole talento. I suoi studi musicali iniziarono nel 1737, all'età di undici anni, quando fu ammesso al Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo. Dopo la chiusura dell'istituto nel 1743, continuò la sua formazione presso il prestigioso Conservatorio di Sant'Onofrio a Porta Capuana, dove ebbe l'onore di studiare con maestri illustri come Girolamo Abos e Francesco Durante, di cui divenne "mastricello" (assistente) dal 1749 fino alla morte del maestro, nel 1755.

Il suo esordio come operista avvenne nel 1756 con l'opera comica Lo funnacco revotato, andata in scena al Teatro dei Fiorentini di Napoli. Per oltre vent'anni, la sua produzione operistica fu costante e si divise tra opere comiche, rappresentate principalmente nei teatri napoletani, e opere serie, che divennero preponderanti a partire dal 1770. Per mettere in scena i suoi lavori, viaggiò a Roma, Venezia e Torino.

Nel 1767, Insanguine iniziò la sua carriera di insegnante presso il Conservatorio di Sant'Onofrio. La sua opera comica L'osteria di Marechiaro, del 1768, riscosse un grande successo, mentre nel 1770 compose il dramma per musica La Didone abbandonata per il teatro San Carlo. Nel 1774 fu nominato secondo organista del Duomo di Napoli e nel 1781 divenne maestro di cappella. Nel 1785, raggiunse l'apice della sua carriera accademica succedendo a Carlo Cotumacci come primo maestro del Conservatorio di Sant'Onofrio, incarico che mantenne fino alla sua morte.

Nonostante la sua grande abilità, Giacomo Insanguine era noto anche per rielaborare e adattare le opere di altri compositori, un'abitudine che gli valse il soprannome di "maestro delle pezze" da parte del collega Giovanni Paisiello. La sua produzione di musica sacra, pur essendo considerevole, mostrava una scrittura in alcuni casi un po' semplice, con parti di violino che suonavano all'unisono o in terza. Tuttavia, il suo contributo alla musica del Settecento rimane importante, in particolare per la sua prolifica attività di operista e per la sua influenza come educatore nel prestigioso conservatorio napoletano.

Aneddoto


Il "maestro delle pezze"

Giacomo Insanguine era noto ai suoi contemporanei, tra cui il famoso Giovanni Paisiello, con un soprannome singolare: "il maestro delle pezze". Questo nomignolo gli fu affibbiato a causa della sua abitudine di "rappezzare", cioè di rielaborare e adattare parti di opere di altri musicisti per i propri spettacoli.

Le opere

Giacomo Insanguine compose ben 31 opere, la maggior parte delle quali furono rappresentate a Napoli. Il suo debutto avvenne nel 1756 con Lo funnacco revotato, una commedia per musica su libretto di Pasquale Mililotti, andata in scena al Teatro dei Fiorentini. Seguirono opere come La Matilde generosa (1757) e Le sorelle tradite (1759), quest'ultima per il Teatro Nuovo di Napoli. Per il Teatro Argentina di Roma compose il dramma per musica Demetrio nel 1759, su libretto di Pietro Metastasio. Collaborò anche con altri compositori, come in Il Monte Testaccio (1760), scritto con Antonio Sacchini, e L'astuto balordo (1761) con Niccolò Piccinni. Un successo particolare fu L'osteria di Marechiaro (1768), una commedia per musica su libretto di Francesco Cerlone. Nel 1770, per il Teatro San Carlo di Napoli, compose La Didone abbandonata, su un libretto di Metastasio. Tra le sue opere più importanti vi furono Adriano in Siria (1773), anch'essa su libretto di Metastasio, e Motezuma (1780) per il Teatro Regio di Torino.

La sua vasta produzione sacra include la cantata per tre voci e orchestra I voti di David per Salomone (1775), la cantata Passio del Venerdì Santo per quattro voci, contrabbasso e organo, e sei messe per quattro voci e orchestra. Scrisse anche mottetti, tra cui Exultando jam venite, e compose diversi brani per voce e strumenti solisti, come Quoniam per soprano, oboe, tromba e basso continuo. Inoltre, Insanguine fu autore di trattati didattici, tra cui Regole con moti di basso, partimenti e fughe e Scale, salti e solfeggi.

Briciole di storia

Un
Capriccio con edifici palladiani (1756), Olio su tela di Canaletto (Giovanni Antonio Canal), Galleria nazionale, Parma.
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