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COMPOSITORI


La vita

La sua intera parabola artistica, dal periodo formativo alla piena maturità, si svolge coerentemente all'interno dell'Arcadia, di cui è stato un poliedrico esponente come violoncellista, librettista e compositore.

Nicola Francesco Haym nacque a Roma il 6 luglio 1678, da una famiglia di origini tedesche. La sua formazione musicale iniziò nella sua città natale, dove dal 1694 al 1700 servì come violoncellista nell'orchestra del cardinale Pietro Ottoboni, sotto la guida di Arcangelo Corelli. Durante questo periodo, compose due oratori e una cantata su commissione.

Nel 1700, si trasferì a Londra, unendosi al violinista Nicola Cosimi. Qui, la sua carriera decollò: dal 1701 al 1711, fu maestro di musica da camera per il Duca di Bedford. Haym svolse un ruolo cruciale nella promozione dell'opera italiana in Inghilterra, collaborando con Thomas Clayton e Charles Dieupart per allestire opere italiane adattate in inglese. Divenne un'impresario di successo, portando in scena opere di compositori come Giovanni Bononcini e Alessandro Scarlatti. La sua collaborazione più importante, tuttavia, iniziò nel 1713, quando divenne segretario della Royal Academy of Music e strinse un proficuo sodalizio con Georg Friedrich Händel. Per Händel, scrisse numerosi libretti d'opera, tra cui i celebri Giulio Cesare, Tamerlano e Rodelinda.

Nonostante la sua figura sia stata a lungo ricordata quasi esclusivamente per la sua attività di librettista, Haym fu anche un talentuoso compositore di musica strumentale e vocale. Recentemente, alcune delle sue composizioni sono state riscoperte e portate all'attenzione del pubblico. Oltre al suo talento musicale, Haym era un erudito e un bibliofilo. Fu un numismatico di fama, pubblicando nel 1719-20 il Del tesoro britannico parte prima, il primo libro di monete antiche stampato in inglese con testo bilingue. Nel 1726, compilò la Notizia de' libri rari nella lingua italiana, che ebbe un tale successo da essere ristampata in Italia fino al 1803. Nicola Francesco Haym morì a Londra il 31 luglio 1729, lasciando un'eredità che spazia dalla musica all'erudizione.

Aneddoto


Il bibliografo di libri rari

Oltre a essere un musicista di successo, Nicola Francesco Haym aveva un grande interesse per i libri antichi. La sua passione lo portò a compilare un catalogo di volumi rari in lingua italiana nel 1726, un'opera che divenne un punto di riferimento e fu ristampata per molti anni.

Le opere

Nicola Francesco Haym si dedicò alla composizione di musica strumentale, vocale e sacra. In gioventù, a Roma, compose due oratori, tra cui David sponsae restitutus (1699) e I due luminari del Tebro (1700), oltre a cantate come Il reciproc'amore di Tirsi e Clori. A Londra, si dedicò principalmente al teatro, riadattando opere italiane per il pubblico locale. Tra queste, spiccano Camilla (1706), Pyrrhus and Demetrius (1708) e Etearco (1711). Scrisse diversi libretti per le opere di Händel, tra cui Teseo, Radamisto, Giulio Cesare e Rodelinda, che contribuirono al successo del compositore. Le sue composizioni strumentali includono 12 sonate a tre (Op. 1 e Op. 2) per violini e basso continuo, e sei sonate da camera per flauto, oboe o violino. La sua discografia include una raccolta completa delle sue sonate, che testimonia il suo talento e la sua versatilità.

Briciole di storia


I vizi degli italiani

In pieno Settecento, Pietro Calepio scrisse una Lettera sui costumi italiani che fu tradotta in francese e pubblicata nel 1728 sulla prestigiosa Bibliothèque Italique. In questo testo, che divenne molto noto, Calepio non si limitava a descrivere l'Italia in generale, ma denunciava con chiarezza e sincerità diversi vizi della società italiana. Tra le sue critiche più aspre vi fu il mal funzionamento degli istituti scolastici e, in particolare, l'ozio in cui viveva la maggior parte della nobiltà, ritenuto causa della sua dissolutezza. Denunciò anche la scarsa considerazione data al ruolo femminile.

Dipinto storico in stile Rococò che raffigura Alessandro Magno mentre osserva con rispetto il corpo del suo nemico sconfitto, il re persiano Dario III.
Alessandro davanti al cadavere di Dario (1708), Olio su tela di Giovanni Antonio Pellegrini, Museum Kunstpalast, Düsseldorf.
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