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COMPOSITORI


La vita

Formatosi all'inizio del periodo dell'Arcadia, la sua lunga carriera lo porta a raggiungere la piena maturità in un'epoca di grande ricchezza stilistica, in cui la solidità arcadica si fonde con l'eleganza del Rococò e con le nuove idee dell'Illuminismo.

Nato a Napoli nel 1691, Francesco Feo studiò al Conservatorio della Pietà dei Turchini con Andrea Basso e Nicola Fago, avendo come compagni Leonardo Leo e Giuseppe de Majo. Nel 1713 debuttò al Teatro San Bartolomeo con l’opera L’amor tirannico ossia Zenobia, su libretto di Domenico Lalli, seguita dal dramma sacro Il martirio di Santa Caterina.

Aneddoto


Il successo di Siface

Nel 1723 Feo ottenne grande notorietà grazie al libretto d’esordio di Metastasio, Siface re di Numidia, che conquistò il pubblico partenopeo e consacrò la sua fama.

Le opere

Tra le opere teatrali più note figurano L’amor tirannico ossia Zenobia (1713), La forza della virtù (1719), Teuzzone (1720), Siface re di Numidia (1723), Andromaca (Roma, 1730).

Compose inoltre oratori e musica sacra, tra cui messe, vespri, salmi e cantate. La sua produzione, molto apprezzata in Italia e anche all’estero, conferma l’importanza della sua figura nella storia musicale del Settecento.

Briciole di storia


I vizi degli italiani

In pieno Settecento, Pietro Calepio scrisse una Lettera sui costumi italiani che fu tradotta in francese e pubblicata nel 1728 sulla prestigiosa Bibliothèque Italique. In questo testo, che divenne molto noto, Calepio non si limitava a descrivere l'Italia in generale, ma denunciava con chiarezza e sincerità diversi vizi della società italiana. Tra le sue critiche più aspre vi fu il mal funzionamento degli istituti scolastici e, in particolare, l'ozio in cui viveva la maggior parte della nobiltà, ritenuto causa della sua dissolutezza. Denunciò anche la scarsa considerazione data al ruolo femminile.