La vita
Formatosi nel pieno dell'Arcadia, la sua lunga carriera lo porta a raggiungere la piena maturità in un'epoca di grande ricchezza stilistica, in cui la solidità arcadica si fonde con l'eleganza del Rococò e con le nuove idee dell'Illuminismo.
Nato a Firenze nel 1695, Bartolomeo Felici fu allievo di Giovanni Maria Casini. Inizialmente prese i voti e divenne membro della Compagnia dell’Ospizio di Gesù, Maria e Giuseppe, per la quale compose gli oratori Isacco (1747) e Il figliuol prodigo (1753).
Aneddoto
Il maestro di Cherubini
Luigi Cherubini ricordò con gratitudine Bartolomeo Felici, che lo guidò nei primi passi nello studio della musica, trasmettendogli rigore e passione.Le opere
La produzione di Felici comprende circa cinquanta opere sacre e profane, tra cui messe, vespri, mottetti e oratori. Molte sono andate perdute dopo la sua morte, ma copie e manoscritti si conservano oggi in Firenze, Prato, Pistoia, Bologna, Venezia, Münster e Louisville.
Tra i titoli noti: Isacco (1747), Il figliuol prodigo (1753), Il prodigioso transito (1739), La notte prodigiosa (1759).
Briciole di storia
I vizi degli italiani
In pieno Settecento, Pietro Calepio scrisse una Lettera sui costumi italiani che fu tradotta in francese e pubblicata nel 1728 sulla prestigiosa Bibliothèque Italique. In questo testo, che divenne molto noto, Calepio non si limitava a descrivere l'Italia in generale, ma denunciava con chiarezza e sincerità diversi vizi della società italiana. Tra le sue critiche più aspre vi fu il mal funzionamento degli istituti scolastici e, in particolare, l'ozio in cui viveva la maggior parte della nobiltà, ritenuto causa della sua dissolutezza. Denunciò anche la scarsa considerazione data al ruolo femminile.
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